venerdì 9 marzo 2018

Quella scuola e' un po mixed

Ho gia' accennato che la ricerca di una scuola per Giulia si sta rivelando un'impresa di un certo spessore. Non tanto per la logistica - volendo, un paio di posti ce li siamo gia' assicurati - quanto per l'insieme di convinzioni filosofiche, politiche e sociali che questa cosa si porta con se'.

La scelta della scuola - un po' come la scelta del quartiere dove abitare -costringe a farsi delle domande, a sviscerare questioni scomode, depositate sotto la polvere del "non me ne voglio occupare adesso".

Succede che venga fuori - in toni ambigui -l'espressione "mixed school".

Quella scuola e' un po' mixed. 

Pausa.

I bravi genitori-di-sinistra-ma-non-troppo-perche'-abituati-al -liberalismo-eurocratico non sanno che tono usare.

Ovvero - ci sono bambini di diverse estrazioni sociali (che guarda un po' coincidono in modo tragicamente matematico con il colore della pelle).

Quello che si vorrebbe pensare (e in parte si pensa) e': bene! Sono contento che mio figlio abbia a che fare con persone di tutti i tipi, che impari a conoscere la societa'. Il mio compagno ha usato un'espressione bellissima "Questo e' il futuro, e' bene che lo respiri da subito".

Quello che anche si pensa e': "Mmmh -ma questo miscuglio sociale mica ritardera' l'apprendimento della classe? Mica si andra' piu' lenti perche' ci sono bambini che provengono da contesti sociali disagiati? Mica ci saranno questioni legate alla sicurezza, alla mentalita' [queste ultime lo giuro le ho pensate ma non riesco a trovarvi alcun fondamento razionale]?"

Tra l'altro, a ben vedere, sotto alla brillante etichetta "expat" siamo immigrati pure noi. E pure i nostri figli non sono madrelingua, per chi si preoccupasse della velocita' di apprendimento della classe mista.

Mentre ruminavo questi pensieri camminavo per i corridoi di questa famigerata scuola mista, dalle cui classi uscivano file ordinate di bambini, ognuno con il suo bravo cappellino di lana per l'intervallo in cortile, a coprire una testolina bianca o nera (ma diamine dovevo arrivare a quarant'anni per preoccuparmi di certe distinzioni??).

C'erano quelli che facevano merenda seduti ai tavolini -un biondino con i RayBan da vista rigirava la sua mela piu' e piu' volte, e proprio la voglia di mandarla giu' non la trovava. Di fianco a lui mangiava composta una bimba con le treccine, il cui abbigliamento pulito non tradiva alcun segnale di malessere.

Alla riunione si vedeva, che c'erano genitori - mon dieu -senza un master che magari facevano l'idraulico o la commessa. Mentre la preside presentava la scuola, l'idea di frequentare gente normale e magari far parte del consiglio dei genitori mi metteva di buon umore.

Di malumore invece mi mettono certe discussioni con altre madri piu' o meno ansiose (ci tengo a precisare che sono ansiosa anch'io, nonostante cerchi di dissimulare e razionalizzare). Esse stilano meticolose classifiche incrociando dati come l'architettura dell'edificio e il metodo pedagogico usato, oltre che ovviamente la dichiarazione dei redditi e i dati occupazionali dei genitori.

Ho scoperto che una mia amica e' invece una Montessori-fan, e mai mandera' la figlia in altro luogo che non sia sponsorizzato dalla celebre pedagoga italiana. La quale, se avesse avuto idea del fatturato che avrebbe generato in costosissime scuole per le super elite, forse avrebbe messo una postilla, un copyright al suo celebre metodo.

Come per la politica, in me domina in questo momento una studiata ignoranza. No, non mi sono informata su cosa voglia dire pedagogia attiva. Ne' sono andata oltre qualche riga sul metodo Montessori prima di concludere che mi pare una roba gonfiata e sopravvalutata.

In un mondo normale, le scuole fanno le scuole e i genitori non sono costretti a prendersi una laurea in educazione per scegliere. La vita e' anche, in parte, casualita', e se la scuola piu' vicina a casa in cui c'era posto e' quella, allora buttiamoci.

Scelta che parte da una comparazione compulsiva che sicuramente sara' solo l'inizio di un attento monitoraggio delle attivita' degli insegnanti, con la tentazione di sostituirsi a loro ogniqualvolta ci sia qualche intoppo.

Ecco se posso fare una scelta, voglio essere un genitore poco interventista. Certo che voglio il meglio per mia figlia, voglio che sia serena e che possa esprimersi e trovare un luogo - pulito e sicuro - dove realizzarsi a ogni eta'. Ma non voglio nemmeno che cresca in un mondo irreale ed edulcorato, in cui ogni passo e ogni interazione sia studiata e programmata a tavolino.

Nella mia vita ho avuto la fortuna di frequentare sia scuole d'eccellenza che normalissime scuole comunali. Ho saputo apprezzare pro e contro di ognuna, e non saprei davvero indicare altra soluzione che un percorso che comprenda un sano "mix" delle due.

Un approccio, appunto - mixed.