domenica 21 gennaio 2018

2018 inquietudini

E' partito con una certa (sana) inquietudine, questo 2018. Fra le brume dell'influenza - che ho gia' preso ben due volte - si e' fatta strada una voglia di guardarsi intorno e di fare il punto. Gia' a fine 2017 segnalavo alcune preoccupazioni tipo il mio tragico scollamento dalla societa', trincerata in una nicchia che quando mi cadono gli occhiali mi pare ridicola e priva di senso.

Si', a volte mi cadono gli occhiali che servono per vedere tutto nella giusta socialmente accettabile prospettiva, e si apre uno squarcio talvolta terrificante. Improvvisamente nulla ha piu' senso: gli orari, i contratti, le best practices di management. Uno si ferma e guarda tutto questo da un puntino molto lontano, e improvvisamente la sequela di storielle che uno si racconta per abbellire la propria epica personale non hanno piu' senso.

Sono momenti per certi versi esaltanti e pieni di energia. Per altri semplicemente terrificanti, perche' comportano l'abbandono temporaneo del nido tiepido e sicuro della quotidianita' per affacciarsi all'universo mondo. In genere li supero affrettandomi nella prossima task della to do list, tipo lavare i piatti o mettere in ordine la miriade di giochi sparsi sul tappeto.

Ci sono periodi pero' in cui i pensieri si fanno insistenti e gli occhiali cadono di continuo. Cosi' si fa strada l'idea che magari si puo' pensare di cambiare qualcosina, aggiustare un po' la trama di questa o quell'altra storiella, cambiare il percorso casa-lavoro, ogni tanto.

Forse e' l'interruzione della routine durante le vacanze, che ti fa mettere in discussione la routine al momento faticoso di riprenderla. E queste vacanze l'interruzione e' stata bella e buona, perche' ne avevo davvero bisogno e ho avuto pure la fortuna di dimenticare il cellulare in macchina, prima di partire.

Torno e mi sembra che il tempo "personale" sia ridicolo rispetto al tempo passato al lavoro. Soprattutto adesso che c'e' un altro esserino da crescere, esserino che cresce e progredisce insieme a gente tutto sommato estranea (e ad altri bimbi, il che e' un bene, ok).

Mi sembra che il lavoro che un genitore-lavoratore si trova davanti sia mostruoso, mostruosa la pressione a cui siamo sottoposti e a cui spesso ci sottoponiamo da soli (e su questo si puo' lavorare). Nulla mi sembra naturale, a partire dalla corsa affannosa del mattino fino alla corsa affannosa della sera, per recuperare Giulia il prima possibile, per passare un quarto d'ora in piu' con lei, quando il meglio delle nostre rispettive giornate se n'e' andato. Trovare equilibri, trovare equilibri. Ma poi succede una cazzata tipo un'influenza e gli equilibri saltano e siamo daccapo.

Ci siamo ritrovati davanti alla fondamentale scelta-scuola (che meriterebbe un post a se'). Che mi ha costretta a rivedere e verificare tutta una serie di convinzioni contraddizioni che tieni li' di solito sperando che nessuno te lo chieda.

Noi gente che portava la kefiah in assemblea d'istituto, noi gente che si professa superbamente "di sinistra". Ecco pero' storciamo il naso davanti a una scuola troppo "multietnica" e guardiamo verso le private con un sospiro di sollievo. Nel contempo, i belgi che non ci eravamo mai cagati per dieci anni ora si ribellano snobbandoci, dandoci l'impressione che noi non-belgi non siamo la priorita' nei loro preziosi asili e scuole. Dandoci la sgradevolissima sensazione che tra noi "expat" e gli "immigrati" marocchini non c'e poi tutta la differenza che crediamo.

In piu', c'e' la questione della lingua. E della cultura. La mia pancia si contorce all'idea che mia figlia studi in un sistema 100% belga, una cultura che non ci appartiene e con al quale non e' mai scattato alcun feeling, noi expat adagiati nella bolla. Cosa le insegneranno di storia, letteratura? Ci sara' un modo di affiancare qualcosa di un'Italia che nel contempo stiamo rifiutando anche noi, con diecimila sbuffi insofferenti ogni volta che ci abbiamo a che fare?

Un pentolone di problemi e interrogativi a cui non si puo' rispondere su due piedi, ma solo con una paziente ricerca quotidiana. Siamo qui per questo, e continuiamo a viaggiare.