mercoledì 13 dicembre 2017

Bandiere rosse

Ecco io mi sentivo cosi', un tempo. Adesso non so come mi sento.
(Luciano Ferrara Serie: g8 2001 ” Un altro mondo è possibile”)
Esco dall'ufficio e c'e' questa manifestazione con le bandiere rosse. Polizia piu' imponente del dovuto, come  solito. Non so di che si tratta e il mio primo istinto e' come al solito di sbuffare perche' hanno chiuso due entrate della metro. La mia seconda reazione e' come al solito, un vago senso di colpa.

Non so cosa succede, non so per cosa stanno manifestando e in generale non ho idea di cosa succede intorno a me. Passo la mia giornata immersa in notizie che viaggiano su un altro binario, un'altra dimensione. Scrivo di un'elite per un'elite. E se voglio occuparmi del resto non e' certo il mio lavoro che me lo richiede - anche se pur sempre da giornalista e'.

Certo mi informo, sulle robe globali, su cosa succede fra nord corea e stati uniti, sull'ambasciata a Gerusalemme e su cosa si dice dello scandalo weinstein. Uno sguardo alla home di un Corriere sempre piu' povero e marchettaro lo do sempre.

Ma del Paese in cui vivo non so praticamente niente. Non so chi sia il sindaco di Bruxelles, so che la ministra della salute e' obesa, mi dice qualcosa il nome Di Rupo. Mi interessano le news sugli scioperi e sul disagio neve. Non so quando siano le elezioni ne' quali siano le riforme principali in discussione al momento. 

E non so quali lotte sindacali fossero rappresentate oggi da quelle bandiere. Perche' dovrebbe interessarmi, a me che vivo in una bolla calda e comoda di buoni stipendi e diritti acquisiti? Le mie lotte sono per un bonus o una promozione - non per il posto di lavoro. Il precariato e' un ricordo sbiadito.

Poi torno a casa in metro e c'e' la gente. 'normale', fra cui tanta e sempre piu' povera gente. Una presentazione economica efficace ieri ha bucato per un attimo la bolla, ricordando ai presenti incravattati e profumati che la forbice sociale si allarga e i poveri sono sempre piu' poveri. 

Basta che continuiamo a fatturare, avranno pensato i professionisti dall'aria assorta. Che difendono giganti sempre piu' grossi di un'economia darwiniana e spesso disumana.

A volte mi colpisce come uno schiaffo in faccia la sostanziale futilita' attorno alla quale ruotano i ben pagati mestieri della Bolla, la cui importanza sta nel fatto che fanno girare tanti soldi. Soldi che starebbero meglio nelle tasche delle maestre di Giulia al nido, dei suo futuri professori, della signora delle pulizie che ci rende la casa abitabile.

Ma sono troppo sconnessa da tutto. Non so con chi condividere quest'angoscia che cresce e che tutti mettono da parte con la scusa di una routine quotidiana stressante.

Anche io ho una routine quotidiana stressante, che mi assorbe. Ma per quanto io abbia corso tutto il giorno, il tempo di farmi un paio di domande lo trovo sempre. E' il non trovare solidarieta', il non trovare un luogo comune per cercare delle risposte, che mi abbatte.

Quelle bandiere rosse sono lontane anni luce da me, e questo e' sbagliato. Profondamente sbagliato.