venerdì 10 novembre 2017

Pensieri a caso, sessismo in Italia e dintorni

Qualche giorno fa discutevo con la mia best friend, venuta in vista nella capitale europea in diretta dal varesotto. Si parlava del mio argomento preferito, pompato dalla faccenda Argento/Weinstein.

"Si ma anche le attrici lo sanno benissimo che e' cosi' e fanno le sceme, quindi hanno la loro parte di colpa", e' stato l'immediato commento lapidario della mia amica.  Al di la' dell'opinabile posizione, mi ha colpito la reazione istintiva e istantanea che si e' posizionata immediatamente critica verso la donna. Come se non ci avesse neanche pensato. Una reazione tutta italiana, maldestramente segnalata dalla Soncini nel suo grande exploit (che le e' tornato in testa tipo boomerang) sul NYT.

E insomma ho notato che e' cosi' - e io stessa ero cosi', quando vivevo ancora immersa nella melma milanese. In Italia la donna tende immediatamente all'autocritica e non appare nemmeno sfiorata dal dubbio, dalla possibilita', che la colpa sia (anche) dell'uomo. E' una posizione all'avanguardia, che sicuramente si fara' strada, ma che ancora non e' digerita e parte della normalita' come lo e' in altri luoghi (nella Bolla, for example).

Su Facebook una mia ex stimata collega commentava in maniera abbastanza banale le "buone maniere" della Argento. "Sempre carina e a modo", diceva. E parlo di persone che conosco, senza contare la moltitudine di commenti dal sarcastico al critico fatti da donne ad altre donne.

Insomma in Italia la solidarieta' femminile e' ancora in fasce, mentre forte e' la tentazione di dare contro alla donna che alza la testa, che denuncia o tenta di avanzare in termini di costume e cultura. Questo sbilanciamento verso l'autoflagellazione della categoria segna tutta la distanza fra me e la mia amica, fra me e la me stessa di anni fa.

Sempre piu' spesso mi ritrovo a pensare che il vero motivo per cui ho abbandonato l'Italia, ancora di piu' (anche se legato) delle prospettive professionali, e' stata quella sensazione. Quella sensazione di soffocamento, di scarso rispetto, di freno a mano, che mi sentivo addosso perche' donna.

Quella sensazione che non mi sarei mai sentita a mio agio ad aver figli in Italia. Ho gia' parlato di quel "peccato che sei donna", ingenuamente rozzo eppure trasparente e onesto, dell'amministratore delegato dell'azienducola per la quale lavoravo. La goccia che fece traboccare il vaso.

Ecco, a me dispiace per le donne che in Italia ancora ci vivono perche' la loro lotta quotidiana e' molto, molto piu' dura della mia.