giovedì 19 ottobre 2017

Ordine e giornalisti

Una delle bellezze di vivere stabilmente all'estero ed esercitare il mestiere di giornalista qui e' che le beghe italiche della categoria sembrano davvero molto lontane. 

L'Ordine dei Giornalisti, ad esempio, un tempo giudice temuto e severo in grado di condizionare tutto il mio futuro, e' ormai un puntino lontano, vetusto retaggio di tempi che furono, senza alcuna rilevanza o spessore al di fuori dei confini del Belpaese. Mi fa sorridere il ricordo di una giornata passata a piangere per le strade di Milano perche' un'anziana esponente dell'ordine aveva bloccato la mia domanda di praticantato, svelandomi che secondo lei, non sarei mai potuta diventare 'professionista'.

L'unico riconoscimento mai avuto dall'Ordine fu un premio per la mia tesi di laurea, che dovetti dividere a meta' con un collega al quale durante la cerimonia il presidente sussurro' senza troppa discrezione 'salutami a papa''.

Per lungo tempo ho avuto paura a pubblicare alcunche' sulle mie esperienze  nella sala d'attesa della casta, vittima di una sorta di ricatto per cui temevo ancora di compromettere qualcosa.

Ora la distanza e la posizione che ho raggiunto mi regalano la meravigliosa liberta' di parlare. Non ho piu' bisogno di un tesserino verde per sentirmi realizzata, e non ho piu' bisogno di chiedere niente a quei polverosi uffici per andare avanti per la mia strada.

La giungla di fax (si!), carte bollate, linguaggio arcaico, e' ormai alle mie spalle. La mia domanda di praticantato respinta ancora una volta, lost in translation, impossibile adattare le categorie preistoriche dell'ordine al giornalismo globale, moderno e - attenzione- non in italiano.

Continuo a pagare 100 euro all'anno per avere il tesserino che mi fa accedere gratis ai musei. E quando mi arriva corrispondenza sulle elezioni finisce direttamente nel cestino con un sorriso di compassione.

Compassione per tutti quelli che non ne possono fare a meno, che sono costretti a perdersi in cause, lettere, carte bollate e fax. Che rimangono ostaggi di un esamuccio di cultura generale e di un tema che fino a qualche anno fa aveva il solo pregio di insegnare alle nuove generazioni come battere a macchina (skill utilissimo peraltro). Che non hanno avuto l'occasione di guardare fuori e scoprire che il mondo e' ben piu' grande, e di opportunita' di portare avanti la vocazione del mestiere ne offre ancora tante.