sabato 23 settembre 2017

Di questo primo anno

In questo periodo mi sta capitando, sempre piu' spesso, di guardare Giulia e pensare che essere genitore sia l'esperienza piu' meravigliosa e speciale che ci sia. I primi passi, le prime parole, le prime interazioni coi suoi coetanei. E' tutto un crescendo di eccitazione e felicita' che esplode da dentro, seppure nel mezzo di una routine sfiancante.

Lo scrivo perche' non penso che quello che provo sia scontato. In questo primo anno di vita ci sono stati alti e bassi. Momenti molto faticosi - cosi' faticosi da lasciarmi ogni volta a bocca aperta, quando la mattina comunque mi svegliavo e riuscivo a fare tutto, le task quotidiane di una vita 'normale' elevate all'ennesima potenza per soddisfare le sue esigenze. Momenti fisicamente dolorosi - tutti i postumi della gravidanza che sembrano non finire mai, in particolare un addome a brandelli che mi fa scendere la lacrimuccia quando guardo laggiu'. 

Momenti di sconforto - come quest'estate, in cui ero stanca, avevo caldo, volevo dormire e riposarmi e non dover parlare con nessuno e invece ero circondata da famiglie vocianti e lavoravo il triplo che in ufficio a preparare pappe che portavo avanti e indietro dalla spiaggia che manco un catering.

Dei primi mesi poi, ricordo pochissimo. Era come se fossi avvolta in una nuvola. Dentro di me c'era una specie di soldato sotto anfetamine, preparato e stoico davanti a qualsiasi fatica, sordo a qualsiasi tentazione di cedimento, feroce custode dell'ordine famigliare. Un soldato grasso che non si vedeva nemmeno allo specchio perche' non aveva tempo ('Fra ma sei sicura che vuoi uscire cosi?' Diceva mia sorella davanti ad un leggings osceno - ...vabbeh ti invidio, concludeva con un sospiro)

Ho (temporaneamente) cambiato (alcune) amicizie, ho sopportato viaggi che mi sarei risparmiata, sono stata (temporaneamente) docile con chi non avrei esitato a mandare a quel paese. Ci sono stati momenti in cui mi sono sentita davvero in prigione e non perche' i miei ritmi dipendevano dalla piccola o perche' dovevo prendermene cura h24 (questa e' semmai la parte piu' gratificante). Mi sono sentita in prigione per il semplice fatto che tutta una serie di persone e di convenzioni che prima potevo comodamente ignorare, beh, ora ero obbligata a farci i conti. 

Poi ho iniziato a rilassarmi. La routine e' diventata piu' prevedibile, ho ripreso a lavorare, sono tornata a sentirmi me stessa. Un po' come quando cessa lo stato d'emergenza. Anche i chili (quasi tutti) mi hanno fortunatamente salutata. 

Forse sto divagando, ma il punto e': non e' sempre stato semplice.

Il punto e' anche: non e' possibile razionalizzare troppo. Lo dico soprattutto per gli amici che passano tempo a soppesare questa scelta. 

Non si puo' fare la lista dei pro e dei contro, anche perche' probabilmente ci sarebbero diecimila contro e pochissimi pro. Insomma: dormirai di merda per non so quanto, sarai sempre di corsa, non avrai piu' vacanze ne' weekend e ti preoccuperai per un miliardo di cose. La tua salute molto probabilmente peggiorera': mangerai male, prenderai un virus dietro l'altro e se sei donna, beh, don't even get me started. Razionalmente, non ha senso.

I pro stanno tutti nella pancia, quindi nell'elenco sul foglio a due colonne per loro non c'e' spazio.