sabato 9 settembre 2017

Conversazioni fiorentine

- Le donne negli studi legali tendono a preferire ruoli periferici, piu' tranquilli, a un certo punto, mi dice un avvocato brussellese. C'era questa collega davvero bravissima, la migliore, che poi...
- Ma non provate a incoraggiarle?
- si ma a un certo punto [ma quale punto? Indovinate un po'] tante non sono proprio piu' interessate. Non vogliono fare questa vita triste. Io ho divorziato l'anno scorso e parte della colpa la do al blackberry.
Continua: Forse e' una questione generazionale comunque...le cose stanno cambiando. Il mito dell'hard worker che deve mostrare di essere sempre connesso e lavorare fino a tardi sta crollando. Le nuove generazioni vogliono la work life balance. Vogliono stare bene, viaggiare, avere tempo per la famiglia.
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- e tu hai figli?
- no, ride un giovane avvocato indiano. La vita in uno studio legale e' il migliore anticoncezionale. Spesso lavoro fino alle due di notte.
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Ieri mi sono ubriacato ma stamattina avevo in breakfast meeting, dice il lawyer inglese. E' che mi sento in colpa ad aver viaggiato fin qui senza colmare ogni momento con incontri di lavoro.
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Per le donne non sta cambiando niente. Basta vedere a scuola: persistono gli stessi fucking stereotipi di genere di quando ero piccola io, mi dice una lobbista che va per la pensione.
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Bisogna combattere, continuare a combattere, dice l'alta funzionaria americana. Tosta sotto a un caschetto marmoreo e una divisa blu con scarpa piatta.
Bisogna farsi valere, credere in se stesse e far notare i risultati del proprio lavoro. I maschi arrivano e chiedono promozioni, soldi. Le femmine abbozzano ad un conplimento cercando di sminuire il proprio ruolo in un malinteso senso di umilta'. Il problema e' che poi gli uomini ci credono, che il lavoro che avete fatto non e' poi granche'.

Il giorno dopo mi fanno un complimento per un articolo e penso di rispondere ringraziando quelli che mi hanno aiutata. Poi ci ripenso, cancello la mail e mi dico sti cazzi, l'articolo e' una figata ed e' fottutamente merito mio. Senza vergogna.

All'incontro di un network per donne professionals una giovane e carina avocatessa ascolta con apparente attenzione. Poi usciamo, andiamo al bar, e si mette a civettare nel piu' triste dei modi con quegli uomini senior che hanno il potere di cui si e' parlato. Demolendo in cinque minuti due ore di paziente dibattito. 

Ci hai fatto caso che le sole tre donne che contano in europa sono figlie di pastori/uomini di chiesa? Mi fa notare la lobbista. 
No, non ci avevo pensato. Che vuol dire?

- parlami della tua maternita'(avvocato uomo). Uno,come small talk non ci siamo. Due, parlami della tua paternita'.

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- Un network per donne avvocato? Ahah funny. Dovremmo farne uno per uomini. 

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Insomma sono stati due giorni godibilissimi in una citta'bellissima tanto che mi sono venute le lacrime agli occhi quando sono atterrata nel sole morbido del pomeriggio. Mi sono chiesta perche' mai non abito qui, e se il gioco vale la candela, passando in rassegna ragionamenti gia' fatti mille volte. Una rassegna veloce, perche' le risposte c'erano gia' tutte. Rassegna veloce ma doverosa perche' non si sa mai, le convinzioni possono anche cambiare, soprattutto quando hai il culo al caldo da diversi anni e ti sei dimenticata degli anni da lavorante precaria immersa in un quotidiano e becero sessismo.

Si', ho pensato tanto a questo aspetto, forse perche' la due giorni e' iniziata con un evento su questo tema. Donne e professione, donne professioniste, donne ambiziose.

E' intelligente essere ambiziose sul lavoro? Non e' piuttosto un ripiego di chi non e' capace ad avere successo nella vita, di chi non riesce ad amare, di chi nei rapporti umani fa una fatica quadrupla a quella di una giornata di lavoro con cinquanta meeting?

Questo dubbio mi rimane sempre un po' in fondo alla testa, a me che ho sempre trovato consolazione nell'essere brava a scuola, nell'avere degli obiettivi solidi, nell'avere successo sul lavoro.

A me che mi accusano sempre di essere egoista, fredda, cattiva. A me che davanti all'amore mi sento sempre inadeguata come chi si affaccia ad una festa di lusso per la quale non ha inviti ne' mezzi. E che comunque finisce sempre troppo presto.