giovedì 17 agosto 2017

Un'estate faticosa

Non ho aggiornato molto il blog. Su facebook rigorosamente passiva. Whatsapp solo se strettamente necessario.

Insomma ho fatto un po' dieta elettronica, quest'ultimo mese. Un po' perche' cerco di farlo sempre, quando dovrei essere in vacanza. Un po' perche' i miei status e le mie notifiche sarebbero stati una lunga, incessante lamentela. Sul tempo, sul caldo, sull'Italia, sui parenti.

E' stata un'estate particolarmente faticosa, la mia. Gia' per me rilassarmi e' difficilissimo, come testimoniano i miei post degli anni passati e qualsiasi ricordo che io abbia dell'estate fin da quando ho ricordi. Quest'anno pero' non ero sola a smaltire i miei scazzi, e di fianco a me non c'erano solo compagni e amici comprensivi santi. C'era pure una frugoletta di un anno che concedeva un minimo sindacale di riposini e sonno, e aveva la sacrosanta esigenza di divertirsi ogni minuto della sua prima estate.

Vabbeh ho capito. Mi tappo il naso e mi metto a novanta, e questa sara' la mia estate, ho pensato il secondo giorno di mare. In effetti. I momenti belli che pure ci sono stati sono stati costellati di fatica, e da una generale frustrante sensazione di non riuscire a dedicare a Me niente piu' dei 20 minuti tra quando toccavo il letto e mi addormentavo. Venti minuti spesi in letture mediocri scrutando l'ereader al buio, a farmi compagnia solo il frusciare rumoroso del pinguino delonghi.

Il momento culturale piu' alto e' stato l'acquisto di un volume vintage di Dino Buzzati alla bancarella della Feltrinelli sul lago d'Orta, in una delle tre sere che sono uscita "in liberta'" (per inciso era il mio compleanno). Qualche volta il mio volenteroso compagno mi ha portato la Repubblica a letto (con i croissant), ma credo di averne letta mezza pagina in tutto il mese, interrotta dalla sigla di Peppa Pig e dei Super-pigiamini, mentre gli infanti (a un certo punto sono stati due, scongiurando qualsiasi remota idea di "fare il secondo") lanciavano oggetti di legno in soggiorno. 

La parentesi piu' bella sono stati due giorni in montagna ad Alagna, in Valsesia. Al che ho capito che avevo sbagliato tutto e avrei dovuto investire di piu' sulla montagna e meno sul mare - che negli ultimi anni si e' rivelato esser sempre meno my cup of tea. Ho anche pensato che capire cosa si voglia fare in vacanza e' maledettamente difficile e richiede (almeno a me) molto lavoro mentale. Insomma, non si puo' lasciare al caso come ho sempre fatto io, con una probabilita' di successo di uno su un milione.

Ad esempio ho visto su FB che un mio ex stimato collega e' stato in Istria. In Istria, ho pensato, che meta originale, sono pure dovuta andare a cercarmela su wikipedia per esser sicura. Ha postato un sacco di foto giuste e originali che si addicono ad un reporter di guerra. Vedi, se ci pensavo prima...vabbeh che adesso...vabbeh.

L'elemento piu' delicato e' stata poi la gestione dei parenti, che mi ha posta davanti al dilemma del doppio taglio: i parenti di aiutano con il bambino ma lo scotto da pagare in termini di insofferenza puo' essere molto, molto alto. E poi. E' bello che il bimbo sia circondato d'affetto e d'amore di tutti i parenti. Ma io tutto sto tempo con la mia famiglia non lo passavo da prima dell'adolescenza. E l'idea che adesso sara' spesso cosi' (e raddoppiato, perche' ci sono pure i parenti dell'altro schieramento) fa tremare la mia faticosamente conquistata idea di indipendenza.

Sullo sfondo, come una colonna sonora malinconica stile Amarcord, l'immutata e sempiterna paranoia italica, completa di rimpianti e ricordi mescolati a formare un'insalata di torrida nostalgia nell'agosto padano.

Oggi sono a Bruxelles, una Bruxelles fresca, grigia e frizzante come sempre. Sto bene, sto veramente bene (cit.).