mercoledì 23 agosto 2017

E ancora giornalismo

E' da un po' che sto maturando insofferenza. Non ce la faccio piu', non riesco piu' a leggere la stampa generalista.

Sara' che ogni cosa ormai uno non la legge la mattina sul quotidiano e morta li', ma se la trova a rimbalzare tutto il giorno fra siti internet e social media vari- amplificata, aggiornata, caricata di foto, video, corredata delle reazioni piu' o meno intelligenti del popolo.

Sara' che l'informazione velocemente accessibile e' sempre piu' superficiale e fuorviante. Ho gia' parlato di come vengono coperti gli attacchi terroristici. Ma anche sciagure tipo il sisma dell'altro giorno a Ischia o il rogo della Grenfell tower a Londra: pagine e pagine di particolari strappalacrime, sui bambini salvati dalle macerie, suinfidanzati che sono morti insieme, sulla loro ultima telefonata alla famiglia.

(Ultimamente si usa poi il formato 'il fidanzato e' morto e lei ancora non lo sa'. Mah )

Oppure le polemiche sterili, immediate, superficiali. Nessun lavoro di inchiesta preventivo, ad esempio, niente che vada piu' a fondo di quello che si puo' ricercare e scrivere in un paio d'ore massimo. Che il tempo e' poco, la concorrenza dei click e' tanta e i fondi scarseggiano.

Guardo le home page di corriere e repubblica e mi ricordo della mia ingenua iniziale aspirazione ad entrare nella redazione di questi 'grandi giornali'. 

Poi mi immagino cosa dovrei fare, davvero, se stessi seduta in suddette redazioni. E crolla tutto il castello di carte di ambizione - anche un po' vanesia, va detto - che ha animato i miei studi e i miei primi passi in questo mondo.

Ho aspirato a qualcosa che non esisteva, o forse e' morto lentamente. Di certo non esiste piu' se non forse in qualche realta' di nicchia. Sfigata, senza soldi, senza prestigio. Affogata nella tirannia della rete impazzita.

Un problema non solo italiano, sembra.