lunedì 10 luglio 2017

Scene da un matrimonio

E' gia' da un po' che ci prepariamo. Ed e' proprio di questo che voglio parlare. Del fatto che e' gia' da un po' che ci prepariamo.

Insomma sabato si sposa uno dei miei migliori amici, in Francia. Uno di quelli con cui non hai bisogno di parlare troppo perche' sei legato a pelle e gia' sai. Si sposa col suo compagno ("adesso si usa cosi'", ha commentato serafica mia nonna novantaduenne sempre al passo coi tempi).

Insomma sono mesi che - mio malgrado - una frazione del mio cervello ritorna sull'argomento e compone l'aspetto importantissimo del look. Che stavolta e' pure doppio, visto che c'e' da vestire pure Giulia.

Diciamo pure subito che per Giulia e' stato facilissimo: e' bastato sguinzagliare il papa' per mezz'ora al reparto bambini del marks and spencer - per ritrovarci con non uno, ma due, vestitini a-d-o-r-a-b-i-l-i. Con tanto di scarpine, pure adorabili. 

Anche io alla fine ho avuto culo. Un sabato pomeriggio assolato abbiamo fatto due passi a Bailli con la mia migliore amica in visita dall'Italia (abituata ad assistermi fin dal liceo in tali imprese, preparata percio' al fatto che tali imprese mi mettono di un umore simile a un gorilla in cattivita'). E ho trovato questo vestito che la commessa ha definito 'hippy chic', regalandomi cosi' finalmente una definizione, un'identita' nel mondo del fashion. Quell'etichetta dignitosa di cui ero alla ricerca da anni, e che Milano non mi aveva mai aiutato a trovare, allontanandomi per sempre dalle vie della moda.

Tu credi che una volta trovato il vestito sia fatta, sei a posto. E invece no. Il vestito e' un apripista per una serie di rogne, a partire dalle scarpe. E l'intimo. E la borsa. E - purtroppo, essendo uno degli sposi britannico - il cappello (spoiler alert: da una ricerca affannosa su riviste di settore ho appurato che e' valido anche il cerchietto).

E non e' finita. Visto che e' estate, il corpo va sottoposto ad uno screening totale peggio della prova costume. Dalla testa ai piedi. Io per dire mi sono fatta una plastica all'addome.

Perche' sto scrivendo questo post, mi chiedo. Non che io creda che a qualcuno dei miei dieci lettori interessi qualcosa di questa digressione in stile Donna Moderna (mia mamma lo leggeva sempre ed e' da li' che a dieci anni ho iniziato a farmi delle domande sull'utilizzo della parola 'sesso').

Sto scrivendo questo post perche' come tutte le volte che vivo una situazione stressante, scriverne mi fa bene. 

Sto scrivendo anche perche' ci tengo a far riflettere il pubblico (soprattutto femminile ma non e' detto) sul fatto che in occasione di matrimoni et similia, passiamo molto piu' tempo (mesi) a pensare come dovremo vestirci rispetto al tempo effettivo (qualche ora) in cui dovremo effettivamente presentarci cosi'. 

Nel mio caso poi e' doppiamente frustrante perche' l'effetto ricercato e' invece quello effortless - tipo io non mi curo mica di queste cose sono un'intellettuale mica una sciampista di voghera. 

Ho tentato quindi di prendermi qualche piccola rivincita. Invece del cappello - che  nel mio codice di abbigliamento da persona non alta e' bandito fin dalle elementari - il cerchietto. Trasgressiva. Invece del reggiseno schiena nuda complicato che ci vuole un tutorial per metterlo e quaranta euri che quelle poche ora non ammortizzeranno tie', mi appiccico due copricapezzoli di gomma. Invece del tacco doloroso su cui soffrire per due ore prima di infilarsi le ballerine (che aborro), tie', vado direttamente con l'infradito nude look ultrapiatto (che tra l'altro slancia un casino e che comunque e' stato scelto per un'occasione simile anche da tale Bianca Brandolini d'Adda, che ho scoperto essere una modella e socialite). 
E la pochette? Ma fammi il piacere, ho preso una dignitosissima roba da dieci euro che in realta' e' un portafoglio ma non se me accorge nessuno, garantito.

Non so perche' sto scrivendo questa roba, davvero. Forse per la frustrazione di non potermi emancipare da questa dittatura dell'apparenza che ci rende tutti schiavi. Forse per la soddisfazione di aver trovato una serie di brillanti soluzioni ad un problema che ho creato io stessa insieme al genere femminile tutto. Forse perche' alla fine un po' e' importante anche sentirsi belle/i, ogni tanto.