lunedì 10 aprile 2017

E' successo pure a me

Avevo detto che non sarebbe successo, a me.

Che non avrei corso tutto il giorno come un criceto nella ruota. Che non avrei saltato la pausa pranzo per non sentirmi in colpa di lasciare l'ufficio alle cinque. Che non mi sarei - appunto - sentita in colpa di lasciare l'ufficio alle cinque per poi passare le successive tre ore a controllare ansiosamente il telefono inviando mail a destra e a manca e ringraziando il cielo per lo smartphone. Che non mi sarei - di contro - sentita in  colpa perche' il tempo che  passo con la piccina mi pare sempre troppo poco, ma quando arriva il weekend mi sembra improvvisamente troppo faticoso, incredibilmente faticoso, insostenibilmente faticoso.

Soprattutto perche' non c'e' un intervallo, non c'e' una pausa, un momento per me. Un momento per guardare fuori dalla finestra e deprimermi o autocommiserarmi o autocompiacermi o semplicemente far andare i neuroni fuori dalla ruota della praticita' quotidiana.

Fino a che la nanetta crolla verso le otto di sera. E allora aspettare ansiosamente, nevroticamente, le otto di sera, tutto il giorno. E poi quando le otto arrivano, mangiare un boccone riscaldato e crollare dal sonno lasciando tutti i piatti da lavare, i vestiti sparsi per la casa e i giocattoli sul pavimento. Che verso l'una inizia la movida. Sempre. Immancabilmente. Fino all'alba.

Ecco e' successo. E' successo e mi viene da ridere.