giovedì 16 febbraio 2017

Potere agli addominali

Ogni dubbio sulla presunta condizione di svantaggio dettata dall'avere un apparato riproduttivo femminile è stato definitvamente spazzato stamattina. Quando, in notevole ritardo rispetto ai dettami medici, mi sono avviata a passo incerto verso il mio primo corso di "kinesiterapia post-natale".
Cambio pannolino, ora potete anche voi
Bozar, 2017

Una ginnastica che promette di rimetterti in sesto dopo il parto, insomma.

Al mio arrivo, un gruppuscolo di mammine in fuseax e pantaloni della tuta stava sistemando il rispettivo bebè nei seggiolini della cucina, dove una coraggiosissima babysitter si sarebbe presa cura di loro mentre le mamme facevano stretching del gluteo.


L'insegnante, un incrocio fra un giunco e un palo della luce, accoglieva le trepidanti suddette nella sala palestra, con il disclaimer che chi voleva poteva sì, alzarsi a controllare se il pupo piangente fosse il proprio - ma - occhiolino - che si era anche liberissime di non farlo. Lanciando così una spietata sfida a chi si dimostrasse la mamma più cool, che anche nel dubbio che gli strepiti nell'altra stanza fossero del sangue del proprio sangue, continuasse imperterrita con gli addominali. Si confermò immediatamente ottima la mia scelta di mandare la pupa al nido prima di avventurarmi in questo sport.

In un angolo giaceva il bambolotto+osso di bacino di cui avevo fatto inutile conoscenza al corso pre-parto (inutile visto che Giulia da quel bacino non ci passò mai).

Due delle mie compagne di corso, aria da veterane, si scambiavano chiacchiere in attesa dell'inizio delle danze. Captai solo "il mio fa 7-8 ore di sonno per notte". Strinsi i denti e finsi di essere molto impegnata nel rifarmi la coda ai capelli per non dover condividere la mia esperienza - che per inciso mi vede godermi il migliore sonno tra le 23 e l'una di notte, prima che inizi un'agitata movida che si conclude solo alle sette del mattino, quando suona la sveglia.

Mi rifeci quando entrambe le suddette dovettero abbandonare la sessione di stringi-gli-addominali per accorrere al capezzale dei neonati urlanti.

[Ora, è bello che si offra la possibilità di andare a un corso col pupo, aprendo le porte anche a coloro che altrimenti dovrebbero starsene a casa. Però così, nel tentativo di evadere per un'oretta dalla tua adorabile sirena urlante, ti ritrovi invece ad ascoltarne otto che piangono tutte insieme. ]

Ad ogni modo, io potevo tranquillamente rilassarmi nella beata certezza che chiunque piangesse nell'altra stanza non era di mia pertinenza.

Quello che mi premeva fare, durante il corso, era scrutare i culi delle altre per vedere come fossero messe. Mi posizionai strategicamente dietro a una tizia dall'aria mediterranea che non doveva aver disdegnato la buona tavola durante la gravidanza. Quando dovevamo stare in equilibrio su una gamba sola si appoggiava al muro. Al termine della lezione rimase accasciata in posizione supina, e mi chiesi se era ancora viva.

"Stringete il perineo", incitava il giunco/palo della luce. "Se no tra quindici anni farete la pipì mentre vi sedete", aggiungeva minacciosa. Mi si profilò brevemente un'immagine di una me cinquantenne incontinente. Accompagnata dall'allarmante consapevolezza che questo corso l'avrei frequentato si e no due volte, prima di riprendere il tran tran lavorativo. Tra l'altro, fin da prima del parto vivo nell'inconfessabile dubbio del non aver capito bene come si stringe sto perineo - o perlomeno, non sono certa di farlo con perizia. Nessuno può spezzare la solitudine di questo dubbio. Chiedere conferma all'insegnante, oltre che a coprirmi di ridicolo, sarebbe comunque inutile.

Le mammine (di cui mi rendevo conto con una punta di straniamento di fare parte anch'io) si davano da fare. Riconoscevo il look a firma "H&M reparto premaman" che ha visto anche me svaligiare entusiasta scaffali di jeans skinny con pancia a fascia elastica e T-shirt a righe blu e bianche modello allattamento. Lavarsi i capelli si confermava, per la maggior parte, un optional. Spiccava a questo proposito una giovine biondo platino dall'aria scandinava, che ostentava uno spesso capello piastrato apparentemente fresco di parrucchiere, abbinato ad occhiale di design. Alla sua bimba andò la palma della competizione pianto, sezioni durata e intensità.

A volerla buttare sul patetico, in linea con la consunta retorica della maternità, direi che la stanza era costellata di occhi stanchi e sorrisi pazienti. Quella specie di maschera che ti cresce addosso quando diventi mamma e che mai tradisce un momento di scazzo o nervosismo (da consumare invece in momenti rigorosamente privé, tipo al telefono con la mamma o all'arrivo del compagno dal lavoro, previo accertamento che la bimba stia dormendo fuori dalla portata d'orecchie).

Ma mentre sudavo con la chiappa in tensione pensavo anche a quanto possano essere forti le donne in generale. Tu hai appena sfornato una personcina, dormi si e no 4 ore per notte e a intervalli più che regolari ti fai drenare gli ultimi rimasugli di energia da un piccino che ti si attacca con insistenza affamata. E in più, trovi le forze e lo spirito di andare in una palestra e fare addominali per un'ora.

E mi chiedo se quegli addominali siano davvero così urgenti e necessari, e se la natura non abbia provveduto almeno un po' a risistemare le cose da sola. E mi chiedo se come al solito non si esageri un po', con questa ansia da prestazione, che ci vuole addome piatto e coscia tonica a poche settimane da questa specie di cataclisma psico-fisico.

Penso al passato, e penso che prima magari non si facevano i corsi post-natali ma le donne si rimettevano subito alle loro faccende, qualsiasi esse fossero (ho il sospetto che si trattasse principalmente di faccende domestiche).

E infine, penso che per questo, ma anche per tanti altri motivi, essere una donna "che fa le stesse cose degli uomini" richieda uno sforzo che forse è il doppio, forse è addirittura di più. E che la politica e le politiche saranno sicuramente importanti, ma ci sarà sempre un limite alla distanza che sapranno colmare. Quella distanza dovremo continuare a coprirla noi, con la tuta o con il tailleur.

Oppure, ma questo è un terreno ancora tutto da esplorare, non ci sarà più un'unica strada da seguire e potremo smetterla di correre dove le nostre controparti col battacchio camminano.