giovedì 2 febbraio 2017

Mangiare (primi esperimenti di vita comunitaria)

Siamo al secondo giorno di quella che e' - senza scherzi - una delle settimane piu' difficili della mia vita.

Dopo un esordio in cui la maestra d'asilo confortava me mentre Giulia giocava tranquilla nell'altra stanza, questa mattina  l'angoscia mi ha portata ad avviarmi verso la struttura di omologazione infantile con indosso il cappotto del papa' di almeno tre taglie piu' grande. Me ne sono accorta solo al ritorno, quando, sola e sconsolata, ho rischiato seriamente di finire sotto a un tram mentre attraversavo la strada. Intanto con la carrozzina avevamo infilato in pieno una cacca di cane, finita poi sul mio jeans mentre tentavo maldestramente di richiudere il passeggino.

Giulia e' stata bene ma non ha voluto mangiare, mi hanno detto poi le maestre. Vabbe', ci puo' stare, non aveva fame, non aveva il suo cucchiaino speciale. Fra qualche giorno si sistemera', ho pensato.

Poi sono stata assalita di nuovo dai ricordi horror dei miei primi passi in societa'. Io non ho voluto mangiare non solo nei tre giorni che ho frequentato l'asilo, ma anche per tutte le elementari. Alle medie me la sono cavata con il panino. 

E per anni ho sentito mia madre che spiegava con tono professorale ogniqualvolta venisse fuori l'argomento: 'ha un rapporto molto travagliato col cibo'. Fosse vero o no, dopo averglielo sentito ripetere migliaia di volte, me ne sono convinta anche io.

Al liceo ho quindi aderito con entusiasmo alla moda dei disturbi alimentari. Una condizione poi stabilizzatasi nella normale fascia di paranoia in cui rientra la donna ad ogni latitudine.

Ma sto divagando. Domani si tenta il pisolino comunitario. Per fortuna domani e' venerdi'.