domenica 29 gennaio 2017

Va tutto in fretta, in questi giorni. Volano i giorni, volano i weekend, le settimane, i mesi. Volano i miei pensieri, veloci, che non faccio in tempo ad acchiapparli con un post che è già domani.

Volano i temi da trattare, le riflessioni più o meno originali sulla maternità, sulle ore di sonno mancate, sul fatto che questa settimana ci prepariamo al primo grande distacco.

Questa settimana inizia la crèche. Il nido. Per qualche ora al giorno, e poi per un numero forse troppo alto di ore al giorno, Giulia starà con gente che almeno per il momento ci è estranea. Ci sarà qualcun altro che le dà il biberon e che la tiene in braccio, che la fa addormentare e le cambia il pannolino. Ci saranno altri bimbi, altri giochi, altri stimoli. Non ci sarà la tetta della mamma a confortarla quando piange e non credo che nessuno conosca La Gatta di Gino Paoli, che è l'unica canzone che la fa addormentare.

E' un passaggio più difficile per i genitori che per i bambini, mi dicono tutti. Per lei non posso parlare, ma per me sì ed è davvero dura.

Per me, che fino alla sua nascita pensavo che non avrei aspettato altro che tornare al lavoro, alla mia vita, al mondo degli "adulti". E lo pensavano anche gli altri, che ammiccando mi dicono sarai sollevata, torni alla tua vita normale, evvai, finalmente.

E invece no. Innanzitutto la mia vita normale ormai include anche lei. E quindi non esiste più la "vita normale" di prima. Mi chiedo invece se è normale, se è giusto, che passi la sua giornata lì e non con me. Se è giusto che io dica scusa, c'ho i cazzi miei e il mio lavoro e non starò sempre con te. E se una parte di me ha voglia, di tornare al lavoro che amo, l'altra parte di me è ferocemente attaccata a questo cucciolino, tanto da non poter nemmeno tollerare quell'immagine di qualcuno che le dà il biberon.

E' una sorpresa. Per me e per chi crede all'immagine che ho sempre dato di me.

Una bella sorpresa. Come in questi mesi ce ne sono state tante.