lunedì 5 dicembre 2016

Nope

Dai però Agnese non fare così
E così ha vinto il NO. E di parecchio, non come i risultati risicati delle ultime due consultazioni popolari a cui il nostro referendum viene - un po' grossolanamente - assimilato. Ovvero Brexit e Trump.

Io ho votato No, ma non sono granché contenta. Mi dispiace che il Paese sia di nuovo nel caos e che i mercati si innervosiscano.

Ho votato No perché la riforma non mi convinceva, mi sembrava irrilevante, inutile oltre che piena di lacune. Ho letto e mi sono informata, non eccessivamente, non ossessivamente. Mi hanno convinto un pezzo di Mario Monti sul Corriere e un paper della London School of Economics.

Dal polverone che è montato attorno al referendum ho deciso di restare fuori. Ho trovato poco serio, poco maturo, oltre che incosciente e ricattatorio l'atteggiamento del premier - o votate sì o mi dimetto e viene l'instabilità. Ma ho deciso di non cedere al ricatto.

Non così, comprensibilmente, hanno fatto altri.

D'altronde, quando si mette davanti al popolo un quesito che nemmeno i costituzionalisti dicono di afferrare fino in fondo, non ci si può aspettare altro che il quesito venga strumentalizzato dalle forze politiche che danno indicazioni di voto. Trasformando così una domanda tecnica e fuori dalla portata del 90% della popolazione in una sorta di pre-elezione, di verifica dei consensi.

E così, oltre a quelli che hanno votato No in buona fede (forse una minoranza?), ha votato No chiunque avesse qualche motivo di insoddisfazione verso il governo in carica, o verso la vita in generale. Il fronte del No - efficacemente definito dal premier "accozzaglia" - è stato davvero ampio, e andava da larghe fette della sinistra fino ai grillini e ai leghisti.

Noi giovani dell'elite europea facciamo in fretta a trarre conclusioni, scuotendo la testa: un voto "di pancia", ha commentato qualcuno. "Pancia affamata". Più o meno come gli umarells della Brexit e i red necks di Trump.

Ok.

Ma quindi?

Questa "pancia affamata", vittima dei populisti, incazzata, a volte razzista, di sicuro spaventata, ci farà pure schifo (a noi raffinati bevitori di birra degli spazi alternativi autogestiti), ma esiste. Esiste e si sta imponendo ovunque. Esiste e non ha colpe se non di essere nata e vissuta in un certo contesto. Di non aver potuto frequentare master all'estero facendosi poi mantenere per anni nell'attesa che uno stage gratuito diventasse un lavoro. Di non capire nulla del quesito referendario e di votare al seguito di chi promette loro che manderanno tutti affanculo, ripuliranno la politica e ripartiranno da zero.

E' - era - compito della politica "seria e non populista" (whatever that is) dare risposte a questa pancia. A riempirla, ad istruirla e creare occasioni di lavoro. Ad evitare che crescesse.

E invece questa politica si è battuta fino all'ultimo sangue, per mesi, per ottenere un sì ad una riforma discutibile, di cui nessuno è riuscito davvero ad afferrare la portata.

Un impegno mai visto per altre questioni, tipo le sopracitate istruzione e lavoro, per esempio. Un impegno che ai meno naif puzzerà anche un poco (come mai tutta questa ansia?).

E così la politica "seria e non populista" ha perso. Di nuovo.