martedì 6 dicembre 2016

Fare figli

Ora va di moda l'intervista al personaggio famoso (personaggia?) che svela tutta la verita' sulle fatiche della maternita'.
Eh i tempi di Ilaria Alpi sono finiti per me e per te, cara Giovanna

E cosi' di recente ho letto Giovanna Mezzogiorno rivelare che la maternita' per lei e' stata un incubo (dalla foto gonfia che accompagnava l'articolo in effetti non sembrava stare benissimo). Oggi Adele dice a Vanity Fair che la avere un figlio l'ha fatta 'stare di merda'.

Io - nel mio piccolo - mi sono finora astenuta da giudizi, e nei miei post ho preferito trattare vaghe questioni di femminismo oppure il referendum.

La prima ragione e': non c'e' argomento davanti al quale mi senta cosi' inadeguata a scrivere.

La seconda: si tratta di una faccenda cosi' strettamente personale che praticamente ogni cosa e' vera e il suo contrario pure. Ne segue che tutti e soprattutto tutte hanno un'opinione in merito, e sono pronti a difenderla violentemente - perche', terzo punto, ci sono pochi argomenti che tanto infiammano gli animi.

Quarto punto: mai come in questo ambito la retorica della dolcezza insidia ogni parola. E giu' con sei la luce dei miei occhi, la mia vita si e' rivoluzionata, sei la cosa piu' bella che io abbia fatto. Robe che piu' o meno pensano e dicono tutti per cui generano nell'interlocutore un visibile o invisibile eye rolling (uso troppo inglese ultimamente lo so). Robe che quindi se non vuoi assomigliare all'utente medio del sito Pianetamamma ti rifiuti categoricamente di usare. Eppero' se non le usi inizi a farti delle domande e ti senti un genitore snaturato e ti guardi attorno nel terrore che anche altri lo pensino, che sei un disgraziato a cui questa benedizione divina non sarebbe mai dovuta toccare.

Qualcosina pero', dall'alto dei miei quasi quattro mesi di esperienza, mi sento di dirla.
Essere genitori vuol dire essere target
di perfido marketing, come quello della
Giraffa Sophie

La mia riflessione e' che avere un figlio rimane una delle poche, pochissime cose naturali e autentiche che in questa societa' plastificata e politically correct si possono fare. Avere figli e' qualcosa di ancestrale e immutato nel tempo. 

E - come si sono accorte la Giovanna e l'Adele - non c'e' modernita' o progresso che tenga: allevare i figli e' una faticaccia immane.

Una faticaccia che le nostre nonne tolleravano senza farsi domande. Si faceva e basta. In una societa' che comunque di comodo offriva ben poco.

Ma oggi che abbiamo Deliveroo se non abbiamo voglia di cucinare e Netflix se non vogliamo schiodare il culo dalla poltrona per andare al cinema, la nostra mente ha probabilmente subito una mutazione. Non siamo piu' geneticamente preparati a tollerare la fatica e il sacrificio.

Un lavoro che non piace si abbandona, una citta' che non gratifica si cambia, un amico che ci critica lo si blocca su Facebook.

Ma, guarda un po', se il pargolo si sveglia alle cinque non possiamo girarci dall'altra parte e continuare a ronfare. Se si annoia dobbiamo farlo giocare. Cantargli la colonna sonora di tutti insieme appassionatamente. Tutto il giorno. Fino a sera. Fino a notte, se lui vuole. Il pargolo poi, non se ne va. Non si cambia. Non si dimentica come un ex che ci ha stufati. Il pargolo rimane per tutta la vita. Un tipo di commitment temporale che le nuove generazioni - abituate alla durata di un contratto a progetto - hanno imparato a fuggire come la peste.

Insomma, fare figli e allevarli e' un'attivita' deliziosamente fuori dal tempo. A cui i tempi moderni potrebbero non averci abituati. Ma che proprio per questo diventa una sfida ancora piu' difficile, appassionante e preziosa. (Ok l'ultima frase scade nella retorica ma me la concedo).