domenica 31 luglio 2016

Nevrosi gastronomiche (vorrei ma non posso e cosa portare se volete farmi un regalo)

Una premessa: detesto le intolleranze alimentari. Una precisazione: detesto il modo di porsi di molti portatori di intolleranze alimentari, vere e soprattutto presunte, i quali hanno fatto della selezione degli alimenti ingeriti la loro missione di vita.


Per carità, so che ci sono allergie e patologie serie e non è mia intenzione infierire su chi veramente ne soffre. Ma negli ultimi anni - accanto all'inarrestabile trend dell'intolleranza al glutine (anche qui, con vittime vere e presunte) - si assiste ad un proliferare di intolleranze nuove che mi sembrano solo un altro pretesto per dare un senso alla giornata, oltre che riempire le tasche di chi promuove prodotti senza questo e senza l'altro.

Il limite della mia tolleranza è poi messo a dura prova da chi le intolleranze se le crea, vegetariani e vegani in primis. La vita non è già abbastanza difficile che hai bisogno di appesantirla con indagini approfondite su cosa c'è in ogni biscotto che mangi? Credi davvero che se rinunci alla bistecca salvi il pianeta e combatti il consumismo? Perché caro, l'unico modo per raggiungere questi due obiettivi è ritirarti in una fattoria, mangiare solo quello che produci e non mettere mai più piede in un supermercato. Solo allora, forse, avrai raggiunto la tua agognata coerenza gastrointestinale.

Ma fammi il piacere
Ma torniamo a noi. Il motivo principale che mi innervosisce di tutto ciò è che qualsiasi limitazione alimentare si traduce in una limitazione della libertà. Viviamo tutti esistenze dinamiche e si sa, ormai è tramontata l'era in cui ci si siede alla tavola di casa propria a pranzo e a cena. Vuoi per lavoro, vuoi per svago, assenza di tempo e viaggi, capita più spesso che dobbiamo nutrirci fuori casa. E se non puoi mangiare il pane, e poi il prosciutto, e poi il formaggio, caro mio, la tua vita - e soprattutto quella di chi pazientemente ti circonda e cerca di non insultarti ad ogni pasto - diventa un inferno. E il responsabile sei spesso solo tu.

La gravidanza ha creato per me un ambiente particolarmente incattivito da questo punto di vista. Dal momento in cui si scopre il fagiolo in pancia, infatti, scatta una lista di divieti più o meno lunga a seconda della sfiga. Si va dalle robe crude a certi formaggi, fino - sfiga suprema - ad ogni forma di dolce, come è toccato a me.

Se proprio vogliamo vedere un aspetto positivo, la gravidanza mi ha fornito una valida scusa per evitare il sushi che mi fa cagare ma è sempre poco cool dirlo.

Se vogliamo vedere gli aspetti negativi, c'è che un divieto - oltre all'insofferenza per una limitazione di libertà - fa scattare una voglia irrefrenabile dell'oggetto del divieto. E così sogno ad occhi aperti il momento in cui, con la pupa serenamente sdraiata al mio fianco, potrò mangiarmi un panino al salame seguito da affogato al cioccolato (belgamente detto Dame Blanche).

Il mio problema - già trattato in alcuni post - è stato infatti lo zucchero. Affetta da questo male crudele che è il diabete gestazionale, mi sono ritrovata a dover rinunciare a tutto ciò che rende un po' più dolce la vita dell'essere umano. E a subire le odiate limitazioni di libertà che tanto ho combattuto.

Evitare i dolci non basta, purtroppo. Viviamo in una società infestata di zuccheri anche dove non c'entrano una mazza. Come mostra questo documentario.

Provate ad entrare in un bar per un drink. A parte l'acqua, non c'è assolutamente niente che potete bere senza caricarvi di zucchero. Forse una coca light, che però contiene dolcificanti che quasi fanno più male dello zucchero, mi si dice. Provate a cercare un succo di frutta senza zuccheri aggiunti.

[Così' la vostra vita sociale, già limitata da divieto di alcol, stanchezza e dimensioni strabordanti, subisce il colpo di grazia. Sfuma infatti anche la possibilità di ricoprire il ruolo della simpatica cicciona che si abbuffa di torta mentre gli altri sorseggiano Mojito].

Il tramonto di un'illusione
Perfino la frutta, che ritenevate alleata delle diete e insospettabile fino a poco fa, è una minaccia. Perché anche la frutta, nel suo modo più naturale, è zucchero.

Altri insospettabili, i cereali. Perfino quelli con la foto della pancia snella sulla scatola, che dai tempi del liceo trangugiate in grandi quantità convinti della loro purezza, sono carichi di zucchero. E fanno schizzare in alto i valori riportati dall'odiata macchinetta. Ci sono dei rari casi di cereali senza zucchero, e dopo averli assaggiati comprendete all'istante la loro scarsa popolarità, e il loro posizionamento in invisibili scaffali ad altezza piede al supermercato.

Se sperate di trovare consolazione in altri tipi di carboidrati all'apparenza meno pericolosi, tipo pasta, pane e riso, vi sbagliate. Vanno limitati anche quelli, perché in fondo in fondo sono zuccheri, solo che bruciano più lentamente. Potete abbuffarvi di pesce lesso e broccoli però. (SOB).

Poi ci sono gli orari. Il diabete è bastardo e richiede una vostra costante attenzione. Bisogna mangiare non solo equilibrato, ma ad orari equilibrati. Soprattutto non bisogna mai farsi venire troppa fame, perché mangiare dopo un digiuno prolungato ha effetti molto più negativi sulla glicemia che mangiare con la panza ancora mezza piena.

Vogliamo vedere un aspetto positivo? Ok, questa dieta mi ha insegnato un sacco di cose che non sapevo e che è utile sapere sull'alimentazione. Mi ha anche rivelato quello che già sospettavo, ovvero che una buona parte delle volte che mangiamo dolce si tratta di un bisogno più emotivo che fisico. Tipo, quando desidero ardentemente le brioche sbandierate sulle tavole di colazione di Un Posto al Sole, desidero veramente la brioche o forse vorrei sedermi sulla terrazza di Posillipo con tutti quei simpatici personaggi che mi fanno sentire tanto in famiglia ogni sera?
Anche se sono solo in due, hanno sempre la tavola piena di
brioche, i maledetti

E poi ci sono aspetti culturali: la scienza dice che la colazione dolce con brioche e cappuccino è inutile e dannosa rispetto ad una colazione salata. Ma prima che l'Italia si aprisse ai trend globali, da noi era inaudito anche solo pensare al toast con le uova appena aperti gli occhi (a meno che non si fosse reduci da una nottata a ballare techno al Number One). E chi fa il Ramadan, e dopo ore e ore di digiuno si rimpinza di dolci da coma diabetico? Non sempre le culture ci azzeccano con la dieta.

Mi si chiede spesso se abbiamo compilato una lista-nascita, con suggerimenti di robe da regalare alla bambina. Ebbene no. L'unica lista a cui potete fare riferimento per un regalo gradito è la seguente:

- Nutella
- Gelato al cioccolato
- Torte al cioccolato (molleux, brownie, muffin, cupcakes...non si butta niente)
- Torte
- Budini
- Cappuccino zuccherato
- Brioche
- Cereali al cioccolato
- Marmellata vera (non quella sugar free che fa cacare)
- Succo d'arancia a litri
- Cookies

In barba al consumismo dello zucchero, alla consapevolezza alimentare e alle intolleranze.

Grazie.