lunedì 25 luglio 2016

Nausea (di giornalisti pecore e psichiatri silenti)

Nausea. Nausea di notizie superficiali e veloci che ogni giorno riportano una sparatoria, una bomba, un attentatore suicida.

Nausea del carillon di commenti, sempre uguali e prevedibili.


Nausea dell'indignazione pedante di chi si ostina a far pesare che è sbagliato che nella nostra limitata mente occidentale i morti in Afghanistan contano meno di quelli a Parigi.

Nausea della teoria del 'paziente psichiatrico', come ora vengono etichettati tutti gli attentatori.

L'informazione ha delle grosse responsabilita', ma si muove entro binari e logiche da cui e' difficile che riesca a liberarsi. Tutto subito, tutto veloce, Live, non spiegato, non approfondito.

Vogliamo l'update del conteggio dei morti. Vogliamo l'emozione dei sopravvissuti. Il particolare piccante sulla falla nel sistema di polizia.

E ovviamente migranti, tanti migranti. Era un rifugiato siriano, e' la frase con cui il cronista tocca l'apice del godimento. Perche' da' un senso, sistematizza. Una spiegazione semplice ad uso del grande pubblico assetato di un nemico comune, chiaro, individuabile.

Pero' con problemi psichiatrici, aggiunge il cronista a mo' di compassionevole attenuante. Che fa tirare un sospiro di sollievo alle sinistre. Vedi che non sono tutti cosi', i rifugiati, questo aveva dei problemi. Personali. Individuali.

Nessuno poi si cura dell'immenso vaso scoperchiato quando si invocano 'problemi psichiatrici'. La marea di complessita'. La definizione applicata a lenzuolo su casi che potrebbero - per quanto ne sappiamo - spaziare da un 'semplice' disagio da clash culturale a - che so - una schizofrenia vera e propria, una patologia riconosciuta della mente umana.

Mi sorprende in effetti che su questo aspetto non vengano interpellati degli esperti, o che la categoria degli psichiatri non intervenga a mettere i puntini sulle 'i'. A fare chiarezza rispetto all'imperdonabile vulgata del 'e' stato un pazzo'.

Che poi getta di nuovo il pubblico nello sconforto. Non piu' la facile equazione sociologica migrante=potenziale terrorista, bensi' la ben piu' imprevedibile e angosciante 'malato di mente=totale imprevedibilita''.

E il giorno dopo, non c'e' tempo di approfondire perche' ecco che un altro migrante pazzo si e' fatto esplodere. E via di Live, update, conteggio dei morti, tutto mirato a catalizzare un'angoscia generalizzata.

Che peccato poi vedere media anche di alto livello inseguirsi tutti come pecore, senza che nessuno abbia il coraggio di rallentare l'update per dare spazio ad un po' di qualita'.

Per puntare ad un pubblico un po' meno frettoloso e un po' piu' riflessivo. Per contenere i danni che un'informazione superficiale arreca.

Che peccato che tutti i talenti usciti dalle scuole di giornalismo, i capiredattori dall'occhio lungo e dalla grande esperienza, siano costretti a recitare la parte delle scimmie da scrivania, limitandosi a snocciolare dati comunicati dalle questure e a riportare dichiarazioni confezionate dagli uffici stampa.