martedì 19 luglio 2016

Come la vigilia di Natale

Già ho scritto di come la gravidanza mi sia parsa una corsa ad ostacoli, che non sono riuscita ad affrontare se non con spirito agonistico.

Ora ci siamo quasi. Ma quando chiedo se si possa prevedere come un minimo di anticipo il giorno in cui la piccola deciderà di fare capolino, la dottoressa assume quell'espressione omertosa uguale a quella degli avvocati d'affari quando gli chiedi di sbilanciarsi sull'esito di una transazione. Occhei, ho capito, meglio non fare previsioni.


Quindi sono qui che aspetto con la sensazione di avere in pancia una bomba ad orologeria, pronta ad esplodere secondo un timer dal codice segretissimo. E' in realtà una bella sensazione, tipo vigilia di Natale ma non sai quand'è Natale. Mi chiedo quando e come colpirà, se sarà nel pieno della notte oppure di pomeriggio.

Ancora una volta questa esperienza insegna ad accettare che molte cose semplicemente non le possiamo controllare. E' bello che in questa società iper controllata e mega medicalizzata ci siano ancora cose in cui decide la natura. Bello ma a volte mi fa incazzare, soprattutto da quando lasciando l'Italia mi sono aggrappata alla sensazione di aver cancellato ogni margine di incertezza nella mia vita.

Tipo che ancora non si può escludere il cesareo perché a quanto pare la piccola "non è impegnata" (come si dice in gergo). In pratica sta svagata con la testolina in una posizione da pensatore e non - come dovrebbe - da nuotatore agonista che tra qualche giorno dovrebbe attraversare il canale della Manica per raggiungere il mondo dei vivi.

Ancora una volta mi sento sul punto di essere tradita da un corpo che credevo perfetto e scolpito da anni di vita (quasi) sana. Di sport, di camminate, di pasta in bianco e rinuncia ai fritti.

Insomma se non si sveglia forse dovrò sottopormi all'odiato taglio cesareo. Odiato perché mi porta via tutta quella parte di esperienza a cui mi sono preparata tanto.

Dopo settimane di fifa, proprio in questi giorni ho iniziato a sentirmi preparata e carica a spingere fuori la noce di cocco tra mille dolori. Ho ascoltato briefing di sagge-donne (così si chiama l'ostetrica in Belgio), mi sono sottoposta a corsi in cui si faceva scivolare un bambolotto in uno scheletro di bacino. Ci sono. Sono pronta.

E ora mi si dice che forse la cosa sarà rapida e anestetizzata. E checcazzo no. Io voglio finire la gara a testa alta. Voglio sentire tutta la spinta primordiale della cosa.

Ma come al solito, tocca pazientare.

Ho come l'impressione che questo sia solo l'inizio di una lunga serie di pazientamenti.