giovedì 12 maggio 2016

Di esami e zuccheri e rotture

Gli esami non finiscono mai. E' con questa banalita' che mi sento di descrivere la gravidanza odierna, medicalizzata a tal punto da gettare nella paranoia anche la piu' tranquilla delle fanciulle. Figuriamoci una che e' gia' ipocondriaca di suo. Tipo me.

Un percorso che assomiglia fin troppo ad un corso di laurea. Un master, toh, vista la durata relativamente breve.


Si inizia con il test. Lo dice la parola stessa. Test. Gia' li' l'ho sbagliato tre volte. Era negativo. Forse non ero abbastanza incinta, forse non ero capace. E' un attimo e ti senti inadeguata. Alla quarta eureka, ok, ecco spiegati gli incipienti sintomi descritti cosi' bene su forum di intellettuali tipo pianeta mamma.

Poi la verifica con l'esame del sangue. Sudori freddi. Sai che figura di merda se hai detto al medico che sei incinta e poi non risulta? L'imbarazzo bilaterale? Superata anche quella, gli ormoni si moltiplicano, disse il medico incoraggiante.

Poi l'ecografia. Tachicardia. E se non ci fosse niente li' dentro? E se avesse qualcosa che non va? E se fossero due? Superata. E' uno/a e sembra tutto ok. Il cuore batte, perlomeno.

E qui la spiacevole notizia. 'Sta tortura psicologica va affrontata ogni mese. Non faccio in tempo a festeggiare il fatto che per un po' non avro' rotture di scatole mensili. E scopro che ogni santissimo mese io devo andare li' (la ginecologa e' tanto carina ma sta in culonia ed e' sempre in ritardo di almeno un'ora), aspettare sudando freddo in sala d'attesa, entrare e fare small talk sulle emorroidi finche' l'esserino non compare sullo schermo, si verifica il battito, e' vivo e possiamo riprendere a respirare normalmente.

Poi ci sono le ecografie importanti, effettuate da un nonno in ospedale (spero tanto che viva fino a vedere il parto). Il nonno crea un'atmosfera piu' scialla, fa le sue misurazioni e ha anche indovinato che era una bambina quando le informazioni erano ancora minime. (Gettandomi in uno stato di paranoia femminista preventiva gia' descritta su questo blog).

C'e' anche il test genetico, costoso ma che permette di fugare ogni dubbio importante. E che vuoi non farlo? E' solo un banalissimo prelievo, non tocca nemmeno calarsi le mutande. Superato. Era effettivamente una bambina.

Stavo andando alla grande insomma, fino a dopo la seconda ecografia, dove ho contemplato con fiera soddisfazione che la curva di crescita della piccola spaccava la media. La perfezione.

Purtroppo, a soli tre mesi dal traguardo, ecco lo scivolone. Superate brillantemente tutte le prove - interessante come io abbia vissuto l'intera faccenda con spirito agonistico - sono scivolata sulla curva glicemica. Non ho tollerato il beverone al glucosio. Diabete. Diabete io? Non era mica una roba da anziani sovrappeso? Ok un diabete prticolare della gravidanza, dopo dovrebbe tornare tutto normale. Dovrebbe. (Su pianeta mamma dice che ad alcune rimane ma cerco di non pensarci).

La cosa mi ha gettata nello sconforto. Questa imperfezione imprevista. Il corpo che ti si rivolta contro, quando tu lo pensavi perfettamente efficiente. Il barattolo di nutella che mi salutava in lacrime, incerto su se e quando ci saremmo riabbracciati. Le giornate scandite dalla paranoica misurazione della glicemia con una macchinetta, che Google Ads adesso mi propone in tutte le salse qualsiasi cosa io cerchi.

Un nonno 2 (pero' arcigno) - assistito da un'infermiera genere nippo-sadico - mi ha minacciata con siringhe di insulina se io fossi caduta nella tentazione della dame blanche. (Di cui non me n'e' mai fregata una cippa finche' l'ha nominata, e ora mi pare proprio che tra me e la felicita' ci manchi giusto una dame blanche).

Oggi ero preparata a fare un post edificante e positivo su come in fondo lo zucchero sia davvero inutile nella nostra alimentazione. Una diavoleria spinta da quei pusher delle multinazionali. Su come sia interessante vedere che il nostro corpo produce zucchero quando e' stressato.

Su come in fondo sia contenta che questo intoppo abbia posto fine ai numerosi peccati di gola che mi ero concessa al motto di 'ora o mai piu'', finalmente (ma temporaneamente) libera di cambiare taglia di jeans ogni mese.

Se penso alla mia vita debosciata di prima...alcol, cioccolato a gogo', pasti squilibrati, addirittura sigarette. E ora un lifestyle ascetico, ah quanto sono migliore. Ah quanto mi voglio bene. Ah quanto mi tratto bene. (Volevo scrivere).

E invece No.

Stasera mi ha chiamata il nonno cattivo e ha detto che ha visto i miei valori e dobbiamo rivederci. Poi ha riattaccato.

E allora ho pensato quanto ne ho pieni i coglioni. Di vedere medici, di surfare paranoica su pianeta mamma, di stare attenta ad ogni milligrammo di carboidrato che ingerisco. Ho invidiato mia nonna, che in nove mesi di due gravidanze di medici non me ha mai visti. E beveva la grappa alla menta e se la cavava con una preghiera alla madonna. Mi sono chiesta se non ci sia un modo meno ansiogeno di gestire e di assistere una gravidanza, trattata come una malattia a tutti gli effetti.

E che dire di quei corsi prenatali tanto teneri che si vedono pure nei film. "Questo e' un corso per sentirsi bene", mi ha detto in tono mieloso la tizia che mi sono sforzata di chiamare per l'iscrizione. Quel tono che hanno le estetiste di provincia prima di proporti un trattamento linfodrenante da duecento euro. Ho voglia di andarci quanta ne avrei di seguire uno stage intensivo di yoga in tibet con annesso un seminario monografico su kurosawa.