martedì 24 novembre 2015

Non divertitevi

Dunque.

Sono giorni importanti, per Bruxelles. Giorni strani, in cui anche un tuo compagno del liceo che non sentivi da mille anni o uno che ci aveva provato fuori dalla discoteca nel novantotto ti scrivono per sapere come stai. Se e' tutto ok.

Bruxelles al centro dell'attenzione mondiale. Finalmente qualcosa per cui distinguersi. Qualcosa di piu' notiziabile di quei malloppi di direttive che nessuno legge, di quei negoziati lunghissimi per un emendamento di fronte a un parlamento dal peso speficico dubbio.

L'azione, l'avventura dietro l'angolo del tuo quartiere.


C'e' un terrorista in fuga e pronto ad esplodere, dicono, e l'unico modo per fronteggiare la situazione e' non fornirgli alcuna ghiotta occasione di fare una strage. Per cui, evitare di aggregarsi, di riunirsi. Chiudere le metropolitane, le scuole, i musei e i cinema. (Ma lasciare che scorrano i tram, e che gli uffici aprano.).

In poche parole, smetterla di divertirsi. Che è poi esattamente quello che questi signori - con modi un po' bruschi - ci hanno intimato di fare.

Sabato ero parecchio spaventata. Sono uscita e all'inizio pensavo che non ci fosse nessuno in giro perché oggettivamente che c'era un tempo da schifo. Poi ho visto che il Bozar era chiuso e le gallerie deserte e ho iniziato a sentire una certa ansia. La sera hanno annullato uno spettacolo a cui eravamo andati, a Gent. I ballerini avevano paura.

Nella notte mi sono svegliata con la convinzione che il temutissimo kamikaze stesse bussando alla porta della mia camera.

Poi mi sono incazzata.

Ho pensato che di rimanere tappata in casa finche' non riescono a stanare il ratto non ne ho assolutamente voglia. Ho pensato che questo momento, piu' di ogni altro. e' quello di riscoprire la solidarieta' con gli amici, i vicini, e anche gli sconosciuti. Un'occasione rara per sfondare quella barriera di fastidioso individualismo che ormai circonda tutti.

La mattina non c'era la metro e quindi ho preso il tram. In ufficio ci sono andata, e al supermercato pure.

Poi mi sono spaventata di nuovo. E pensare che fino a venerdì scorso la paura più grande era che sul tram mi scippassero l'aipone nuovo che mi hanno dato al lavoro. Però insomma se tipo stimi quattro persone e tre di queste ti dicono che non ha senso andare al ristorante, inizi a pensarci.

E così stasera sono in casa, incazzata perché non ho avuto il coraggio di andare e soprattutto perché ho perso tutta la giornata a pensarci.