mercoledì 21 ottobre 2015

La perdita della verginità

Bruxelles, nei pressi di St. Catherine
Bruxelles - o, per meglio dire, la Bolla - è una realtà violenta. Che ti forma e ti deforma. Che ti dà e ti toglie.

Tu arrivi che sei un ingenuo italianotto, che crede nella spontaneità e che tutte le sere ci si aspetti per una spaghettata, tra coinquilini.


Credi che le relazioni umane debbano essere tutte autentiche e che usare qualcuno per avere un'informazione o un lavoro sia Peccato. Credi che la sincerità sia un valore, e che il tubo fra pancia e bocca/azioni debba essere il più corto possibile. Credi che Greenpeace siano quelli bravi e "lobby" una parola oscura e cattiva. Credi che non ci siano molti modi di argomentare che le sigarette fanno bene, e che le verità - soprattutto alcune - non sono negoziabili.

Credi che la cultura innanzitutto, e che le multinazionali sono cattive. Che di quelli in giacca e cravatta non bisogna fidarsi troppo e che un paio di pantaloni di lino a righe multicolori mettano al riparo da qualsiasi ipocrisia. Credi che chi ha tanti soldi sia malvagio e molto probabilmente disonesto.

A una favola non credi più: che si possa migliorare il proprio status sociale contando solo sulle proprie forze. E in fondo ti vergogi pure di desiderarla una cosa del genere. Il vile capitale. Urgh.

Però una piccolissima parte di te ci spera, che l'ultima cosa non sia vera, che possa essere smentita. In fondo è per quello che ti sei trasferito, anche se almeno all'inizio non lo vuoi ammettere per scaramanzia.

Ti dedichi a quell'obiettivo a fasi alterne di convinzione. Non vuoi certo dare l'impressione che danno certi nordeuropei che ci credono troppo, con quelle facce bionde ingenuamente fiduciose che a Bari uno così lo rapinerebbero all'istante, come disse un mio amico pugliese. Facce da pirla, diremmo alla milanese.

Però intanto il pirla si fa strada, stringendo goffamente il suo bicchiere di vino scadente fra un evento di networking e l'altro, con indosso sempre lo stesso abito a poco prezzo che se ti avessero visto a Milano con quello nemmeno dal panettiere entravi. Eventi che tu schifi perchè oh, la spontaneità dove la mettiamo in questi agghiaccianti teatrini. Il suo incedere temerario fra una richiesta di promozione e l'altra, le sue mail volte a mettere in luce - senza forzature, a dire il vero - i suoi achievements col capo, ti fanno gridare con orrore a quello che nella tua terra d'origine è il più stigmatizzato dei peccati: l'ambizione.

E i modi di dire, tutte quelle espressioni anglosassoni dall'agenda setting alla catching up al reaching out. Quel codice di antica cavalleria britannica per cui le cose non vanno mai dette direttamente e I see your point vuol dire stai a di' 'na cazzata. O l'iperbole americana del great e awesome, che poi il giorno dopo ti licenziano e tu non avevi capito niente.

Il tuo collega pirla le sa usare bene, mentre tu cerchi perifrasi originali per distinguerti. Perché vuoi ancora distinguerti, in questa massa grigia e informe che marcia compatta verso l'efficienza.

Poi ti prendi le mazzate. Perché è un mondo educatamente impietoso.

Lentamente capisci che se ti esprimi con quelle formule il messaggio arriva prima. Il branco ti riconosce. Se vai agli office drinks invece che all'ennesimo reading alla Piola capiti sullo spunto che ti risolve la giornata successiva.

Inizi a capire che certi eventi non sono per fare amicizia ma per fare networking, e che è socialmente accettato e non punibile con dieci avemarie il fatto di scambiarsi il biglietto da visita per far arrivare un CV nelle mani giuste. Che parlare di lavoro non è riprovevole e avere delle ambizioni non ci porterà dritti nell'Inferno di chi voleva troppo.

E che in fondo è tutto molto più trasparente e lineare che in una Roma infestata da oscure lobby di cui i tuoi genitori non facevano parte e che di conseguenza tu puoi fare dieci master e otto dottorati, consumarti gli occhi e i gomiti alla scrivania e sputare un polmone e donare un rene ma non ne farai mai parte.

Assorbi le regole del gioco, un po' perché non puoi farne a meno, e un po' perché inizi a vedere i risultati. E ti gratificano. Inizi a crederci sempre di più, al tuo obiettivo. E ti ritrovi a pensare che non è poi tanto male - ogni tanto - interagire su rassicuranti basi di small talk, invece che riversare continuamente i propri grovigli addominali ed esistenziali nel calderone delle discussioni esistenziali senza fine, Quelle le riservi a pochi eletti.

Sei più controllato, misurato, scegli le espressioni e sai quando c'è da tenere la bocca chiusa. Hai messo un filtro fra la pancia e la bocca che non sempre ti piace. E ti interroghi. Soprattutto quando torni in Italia, Kurt Cobain ti fa un mezzo sorriso dalla parete della tua camera ed entri in clash culturale retroattivo.

Ti chiedi se bastano, quelle poche conversazioni con pochi eletti. Che sul bilancio della tua settimana si stanno assottigliando sempre più. Ti chiedi se non ti sia fatto un po' troppo trascinare, da questo gioco di egoismo legalizzato, (che poi infatti il capitalismo si basa sull'avidità umana e tu stai - di fatto - cavalcando le onde del capitalismo, baby).

Ti preoccupi di perdere quell'umanità che sentivi forte in una casa sulle colline torinesi, accarezzando un cagnolino al sole e pensando che non sarebbe stato male avere una famiglia, presto. Era la primavera di cinque anni fa, dopo la gastroscopia dovuta alle prime mazzate bruxellesi.

Hai paura di perderti proprio come quella sera prima del primo lavoro serio, in cui con un sospiro hai messo da parte le Camper a favore di un paio di scarpe stringate da wannabe manager. In effetti è stato un po' l'inizio della fine, se per fine vogliamo intendere l'età adulta.

Pensi che la vita adulta è tutta una perdita di purezza. Una perdita di spontaneità. Che dopo un incontro con persone che stimi ti vergogni di proporre un'altra birra e accetti che si vada a casa alle dieci, mogi, con un mucchio di conversazioni inesplorate in saccoccia.

Però. L'altro giorno hai sentito qualcuno esclamare con emozione sincera "io adoro la data protection". E pensi che ancora a questo livello non ci sei arrivata. E preghi chi ti sta intorno di fucilarti all'istante, se dovessere sentire un'affermazione simile uscire dalla tua bocca.

E comunque. Per scrivere questo post ho rinunciato ad un networking event.