lunedì 14 settembre 2015

Karma

[Continuano i post in stile rubrica di Donna Moderna. Mi spiace per i lettori maschi, ma in questo momento va così. E comunque può essere istruttivo pure per voi.]

Dunque ricordo distintamente che all'età di sette anni venne a trovarci in Italia una collega inglese di mio padre, che chiameremo Janet. Janet corrispondeva appieno allo stereotipo della - uhm - zitella britannica: lunga lunga, capello già striato di bianco, perennemente circondata da una nuvola di profumo a contrastare una certa acidità di spirito. Cura maniacale per un look basato su ampie gonnellone dai colori improbabili, tipo lilla. Età ovviamente indefinita e indefinibile. Andava matta, aggiungerei, per cappelli e cappellini.


Insomma avevo sentito mia madre lamentarsi che la Janet, ospite 24/7 nella nostra dimora lombarda, non faceva una mazza in casa, insomma non dico cucinare, ma almeno aiutare a sparecchiare. Mi pareva che la mamma ne soffrisse. Avevo deciso di vendicarmi.

Non ricordo esattamente quale fu l'argomento di discussione a tavola. Io a tavola ero comunque sempre piuttosto partecipe e incline a scaldarmi (cosa che non è cambiata, forse il cibo mi innervosisce, come il mare e la spiaggia. Sono fatta così). Sta di fatto che nella mia perfida ingenuità devo aver detto qualcosa del tipo "tu rimarrai sempre sola". Pugnalata nel cuore del suo metro e ottanta, Janet scoppiò a piangere singhiozzando, mentre io, perfida nana, ghignavo soddisfatta di tanto insperato successo.

Fast forward di diversi anni. Milano, società di pubbliche relazioni. Io fresca e ventottenne ancora con qualche bella speranza, sedevo davanti a M., di qualche anno più grande. Quel qualche anno che però la traghettava irrimediabilmente negli -enta. Ai tempi, come si è detto, non avevo idea di cosa significasse trenta. Ed ero pure felicissimamente fidanzata. Trovavo quindi gli atteggiamenti della mia dirimpettaia - alle prese con la singletudine metropolitana - abbastanza scomposti e irritanti, nel loro evocare un mondo oscuro e infelice che non desideravo affatto conoscere.

Più di una volta, lo confesso, sono stata sgarbata. Più di una volta ho tormentato sadicamente la povera M., che tra l'altro era di buon cuore e non faceva altro che tessere le mie lodi e farmi favori.

Bene, ci tengo che ora Janet e M. sappiano - perché sicuramente leggono questo blog di scarso successo - che il destino me le ha restituite tutte con gli interessi. Che la giustizia divina - o se preferiamo essere più new age, il karma - esiste.

Auguro a Janet e M. di essere in questo momento molto felici, e di aver soddisfatto qualsiasi desiderio che avevano associato con l'ottenimento della felicità. E chiedo loro umilmente scusa per il mio atteggiamento da camionista sentimentale nei loro confronti.

(Dite che basta a redimermi?)