giovedì 11 giugno 2015

Vita da cocktail

E' iniziata la stagione dei cocktail e zompetto felice da un wine tasting all'altro, nella speranza che l'alcol mi regali lo scoop definitivo, che proietterà una volta per tutta la mia carriera verso il pulitzer.
L'apoteosi dell'inutilità culinaria. I più sgamati
si saranno fatti una pastasciutta  prima dell'evento.

La vita da cocktail non è semplice. E' fatta di lunghe permanenze in piedi sul mezzo tacco, litri di champagne, tentativi maldestri di camuffare ascelle e stanchezza di una giornata di lavoro dietro ad appariscenti vestitini da quattro soldi. Il tutto in un clima assolutamente variabile, che vi vedrà trascinare pesanti cappotti necessari la mattina ad eventi serali che vantano un clima hawaiano.


Il cocktail va contro a tutte le regole di una sana alimentazione, e impone micro-porzioni di prosciutto con sferette di melone, avocado frullato, micro-spiedini di pollo e piattini di pasta rubati alla casa delle bambole. Il trend più recente sono dei cucchiaini di ceramica su cui è poggiato un intruglio indecifrabile, il cui nome viene biascicato dal cameriere. Esso poi rimane in piedi davanti a voi nell'attesa che ingurgitiate la prelibatezza e restituiate il cucchiaio.

La pietanza va consumata mentre cercate di intavolare una conversazione con Qualcuno di Importante. In preda al dubbio se sia meglio astenersi dignitosamente dal cibo oppure creare un'allegra complicità nel tentativo di bilanciare piattino, posata e flute senza l'ausilio di appoggio alcuno.

Purtroppo lo stile non è da tutti, e si assistono a scene spiacevoli di corpulenti uomini di mezza età che si avventano su delicati amuse-bouche al salmone come se non mangiassero da decenni, masticando rumorosamente mentre cercate di porre qualche timida e sensata domanda. Di recente ho visto circolare, mon dieu, gli anelli di cipolla fritti, creando un ulteriore dannoso handicap a conversazioni già di per sè difficoltose.

Anche con le bevande la moderazione non è sempre padrona, non si fa in tempo a finire il bicchiere che subito arriva uno e te lo riempie. A fine serata si potrebbe con disappunto vedere gente rispettabilissima che si muove in maniera poco coordinata.

Al cocktail bisogna sapersi muovere, o ci si ritroverà ostaggi per tutta la sera di un gruppetto di stagisti nei cui occhi giovani brilla un'ingenua fede nell'Unione europea. Una maniera elegante di svincolarsi dalla conversazione, suggerita da fonti britanniche, è segnalare con grazia che si è fatto tardi e che si ha perciò intenzione di iniziare "a round of goodbyes". L'interlocutore abbandonato non si sentirà poi così pirla se dopo un'ora sarete ancora lì a gironzolare tra i tavolini. visto che in effetti ci sono cento persone e per dire goodbye a tutte ci vuole del tempo.

C'è poi l'approccio brusco, che consiste semplicemente nel lasciare la conversazione senza dare spiegazioni. Nessuno se la prenderà, anzi. Visto che faranno lo stesso con voi, tanto vale anticipare la mossa ed evitare il trauma dell'abbandono. 

Segnaliamo anche un'altra tattica, la finta conversazione. Consiste nell'intavolare una discussione futile e poco impegnativa con gente di poco conto, in prossimità dell capannello di Quelli che Contano. Sorvegliati con la coda dell'occhio, essi verranno approcciati al minimo segnale di apertura del crocchio, lasciando le persone di poco conto a parlare con il proprio bicchiere.

Per quanto riguarda i temi, gli inglesi consigliano sempre di partire dalle condizioni meteo. Vacanze un po' scontato, si vede che lo chiedete solo per prendere tempo e non ve ne frega una cippa, e avete pure poca fantasia. 

Se si ha più dimestichezza con l'interlocutore si può virare su famiglia e figli, anche se poi si rischia la domanda di rimpallo, che può costringere a dolorose confessioni di dettagli intimi su convivenze, partnership e piani quinquennali di fecondazione. Va comunque tenuto presente che tutto ciò è un cuscinetto necessario per avvolgere amorevolmente ciò che interessa veramente, che verrà buttato lì casualmente nel mezzo della conversazione.

Ogni cocktail ha le sue gerarchie, che non vi sto a spiegare. Una dimostrazione di potere a cui assistito però, è stata colei che si è presentata ad un party in un museo indossando con grazia e nonchalance un paio di sandali birkenstock. Quando puoi fregartene di quello che indossi beh quello, ragazzi miei, è essere arrivati.