lunedì 18 maggio 2015

Il pantano del rimpianto tricolore

E niente, è stato un weekend che boh, ho rimesso in discussione tutte le scelte fatte nell'ultimo decennio. L'Italia ha il potere di farmi sentire in colpa, ma magari se ci avessi provato un po' di più, ma che bisogno c'era di aspirare a certe cose, ma il geometra o il muratore dovevo fare, lavori utili, terra a terra. Guarda che belli questi che passeggiano al lago col sole, mica sono sul lastrico, c'avranno la mia età. Questo sole, questo cielo, questo lago. Anche i parrucchieri sono intellettuali, in Italia.

Questa cosa che tutti sono andati via ci ha creato scompensi, sentenzia amara la migliore amica del liceo, che risiede con dubbia soddisfazione in terra varesotta. Se ci trovassimo al pub ogni mercoledì, noi tre, come un tempo, sempre alla stessa ora, vedi che non avremmo tutte queste paturnie, dice. E invece così, sparpagliati, e gli amici nuovi non sono mai come quelli che ti sei creato in un tempo in cui il tempo era tanto.

Che poi sono ragionamenti che mi rendo conto non c'entrano molto con il luogo, che se uno è infelice lo è ovunque. Forse c'entrano con il tempo, che se uno è adulto non ha la stessa vita di quando era all'università. E che dieci anni in più sulle spalle vogliono dire dieci anni di ragionmenti e grovigli e ricordi in più.

Stamattina ho preso la navicella spazio-temporale easyjet e sono di nuovo a Bruxelles. Fa un freddo porco. Mi siedo e aspetto che torni l'ottimista.