martedì 7 aprile 2015

Tornando a casa

Quando sono nella mia dimensione varesotta imbocco sempre la stessa strada per tornare a casa, la sera. E' una strada che porta fino in svizzera ma io mi fermo un bel po' prima, e nel tragitto mi assalgono tutti questi ricordi e cerco di cucirli insieme e di capire che sensazione mi fa, realmente, essere qui.

All'imbocco mi viene incontro una diciottenne che trema alla guida della Panda alle tre di notte credendo che le succedera' chissa' che, a rincasare per quella strada deserta alle tre di notte da neopatentata.


Poi mi si affianca una quindicenne in scooter con la felpa dell'adidas a righe arancione fosforescente, che sente che il mondo e' suo, ora che c'ha lo scooter senza blocchi taroccato, che fa ben oltre i quarantacinque chilometri orari.

Proseguo e sono all'altezza di questo altro paese che fa duemila anime, e mi incalza una ventenne col taccuino sul sedile che corre verso il consiglio comunale dove nel pubblico ci saranno solo lei e un vecchietto a cui poi daranno un premio per la costanza e dedizione alle sedute consiliari.

Ancora un altro paese ed ecco il bowling dove la mia compagna di banco (che ora vive nella foresta) diceva che si cuccava un sacco ma poi non mi ci ha mai portato, non so perche'.

Mi avvicino a casa e c'e' l'edicola dove andavo col batticuore, certe mattine, a vedere se davvero la mia inchiesta sulle ferrovie era in prima pagina.

Ed eccomi a casa, ho trentaequalcosa anni, apro il garage e come la quindicenne, la ventenne e tutte quelle a seguire faccio di nuovo le scale di corsa con il cuore in gola perche' sono sicura che qualcuno mi sta seguendo e mi acciuffera' dal buio della cantina.