sabato 18 aprile 2015

Pensieri trentini

A volte penso che magari e' perche' c'ho tutto questo passato, a casa, che tornare si trasforma in una lotta libera tra fantasmi, ricordi, sfaccettature di personalita' e altri essere che si agitano nel mio inconscio.

E allora mi dico, se vado in un altro posto in Italia dove non sono mai stata il mio giudizio sara' piu' obiettivo e sociologico. Ma chissenefrega della sociologia quando stai a farti le radiografie all'ombelico tutto il santo giorno. Vabbe' un'introduzione poco azzeccata. Ricomincio.


In questi giorni ho portato i miei problemi a prendere aria sulle montagne trentine, per un ameno ritrovo dolomitico. Al rientro ho attraversato le montagne in un surreale viaggio su un treno regionale che faceva tappa nell'evocativa localita' di Bassano del Grappa. (Ai tempi dell'apparecchio per i denti e dello shock interculturale della scuola europea ero una fan di Piccolo Alpino, libro e film).

Ho passato una considerevole fetta di tempo a vagare per le strade di Treviso, tutta ciottoli e castelli e piazze con i vecchietti che la mattina si riuniscono a commentare il tempo.

Ho mangiato benissimo in un castello delle favole.

Ho conosciuto tanta gente simpatica e positiva, rimarcando come sempre con un  po' di disagio che a parita' di sbattimento e di eta', "all'estero" si arriva piu' in alto, piu' in fretta. E che ci vuole davvero tanta energia per rimanere qui e non cadere nell'apatia.

In un'emergenza-pioggia ho comprato per diciannove euri delle scarpe da ginnastica cosi' brutte e fuori moda da essere fieramente sicura che nessuno - ma proprio nessuno - le avra' uguali. Probabilmente un tragico errore dei designer dell'adidas. So gia' che le adorero'.

Mi sono sorpresa ad ordinare una coca cola e un cappuccino insieme, alle quattro del pomeriggio. Mi sono vergognata e ho capito che ormai manco dall'Italia da troppo tempo, il danno e' fatto e potrebbe essere irreversibile.

Il mio cervello ha continuato a girare alacremente come un criceto nella ruota, e mentre con una parte cercavo di afferrare oscuri concetti legislativi, l'altra parte ha pensato che quello che fa soffrire di piu' le persone e' sentirsi stuck. In una prospettiva, soprattutto.

Spesso si definisce atttorno a se' un orizzonte molto piu' ristretto di quello che sia realmente, e questo orizzonte un po' ci protegge ma un po' ci soffoca. Ed e' cosi' difficile, spesso, allargare l'orizzonte. E' un gioco di tanti fattori, allargarlo puo' far respirare ma anche dare le vertigini, e spesso e' doloroso. Per questo evitiamo di farlo.

Tutto sta nello scegliersi la gabbia migliore, insomma.

Ho fatto delle liste di cose belle e cose brutte della mia vita in questo momento, cercando di capire perche', ad esempio, la felicita' che provo nell'uscire di casa ogni mattina si esaurisce gia' all'entrata della metro. Ho pensato che e' un periodo che faccio fatica a fare tutto, eppure voglio fare tutto, e ogni giorno ho l'ansia che le energie si esauriscano.