domenica 22 marzo 2015

Pensa a te stessa (ma anche no)

Il consiglio che mette un bel cappello ad ogni discussione esistenziale di medio livello in tempi di crisi e' in genere qualche variante del 'pensa a te'.
Devi pensare a te stessa, vedrai che poi tutto si sistema.
E' un periodo che devi concentrarti su se stessa.

Credo che nel mio caso questo consiglio non vada bene. Nel senso che mi sono accorta che io, nella mia esistenza quotidiana, ho, al contrario, sempre fatto fatica a pensare ad altro che non fosse il mio ombelico.

La rivelazione e' giunta al termine di un mio recente viaggio, che per inciso e' il viaggio piu' lungo che io abbia mai fatto (in termini di distanza) e potenzialmente anche il piu' esotico.
Qualcuno ha per caso letto su questo blog che sono stata in Argentina? Che ho fatto il bagno sotto alle cascate nella giungla? Che mi sono quasi strozzata mentre affrontavo un chilo di bistecca?
No.
Ma - se fosse capitato su queste pagine - avra' letto in abbondanza degli ultimi rimescolamenti addominali pardon, esistenziali.

L'ho detto piu' volte che i viaggi non mi interessano granche', sentendomi ogni volta particolarmente figa e introspettiva e alternativa. La realta' e' che mi interessano solo se fanno da cassa di risonanza ad uno stato emotivo che pero' e' in genere determinato da fattori totalmente slegati da una bellezza paesaggistica.

L'altro giorno mi ha sfiorata il pensiero che questa impermeabilita' - o filtro estremo - a cio' che mi sta attorno e' un limite. Si chiama preoccupante egocentrismo esasperato.