lunedì 5 gennaio 2015

Dove cresce la creativita'

Sto ancora smaltendo gli effetti nefasti dell'easyjet delle 7, mentre sento che la patina di italianita' che ho raccolto in questi giorni gia' inizia a svanire, come l'abbronzatura dopo il mare.

Bruxelles mi ha riabbracciata con il sole e la mia casetta e un cappuccino non all'altezza di quelli dei giorni precedenti, mentre l'aperitivo di ieri sui Navigli insolitamente deserti mi sembra gia' lontano.

Questa e' stata forse la prima tappa italica in cui non mi sono interrogata ansiosamente su un possibile rientro in patria, tanto e' cresciuta la sicurezza che la mia vita ora e' a Bruxelles.

Mentre assistevo ad un gustosissimo spettacolo in teatro a Milano pero', mentre parlavo con alcune persone molto creative che fanno dell'ironia il loro strumento principe di resistenza, o guardavo i graffiti in porta ticinese, mi ha colto un po' il timore di perderle, quell'ironia e quella creativita' che crescono bene solo in terreni ostili. E se il grigio politically correct di stampo europeista mi inghiottisse? Che pathos puo' avere un'enciclopedia dello small talk?

Forse solo uno dei tanti timori di perdersi, quando si va avanti, quando si va lontano.

Mi sono comunque interrogata sulla necessita' di una full immersion nel disagio per recuperare una certa dialettica, una certa visione del mondo, un certo modo sapiente di piazzare le parole una dietro all'altra.

Una certa voglia di lottare, senza giustificare sempre per forza tutto perche' il mondo va cosi' e i soldi spingono di la' e bisogna aderire ai criteri di Maastricht.

Andarsene non puo' essere l'unica risposta, anche se e' quella che ho trovato io, insieme a tanti altri.

In Italia c'e' una generazione soffocata che si sente inadeguata perche' manda diecimila curriculum e non riceve risposte. C'e' una generazione che non sa piu' cosa studiare per non dubitare seriamente di se stessa, quando paga ogni giorno dalle proprie tasche vuote errori nati prima di lei.

Mi rifiuto di pensare che tutti i giovani rimasti in Italia siano bamboccioni o incapaci o senza palle, anche se sarebbe facile, sfogare cosi' gli anni di fatica e sacrifici e trasformazioni, a volte anche dolorose, che mi hanno portata qui.