venerdì 10 ottobre 2014

Roma bocciata

Montecitorio, luglio 2014
Penso che i mali di un Paese - esempio a caso, l'Italia - siano un continuum, che va dai micro comportamenti quotidiani fino ai drammi sociali come la mafia, o economici, come la disoccupazione giovanile.

L'ho pensato anche in questa giornata romana. Ho pensato che c'era un continuum fra la palese disorganizzazione dell'evento a cui sono stata e il vuoto delle parole del politico che chiudeva la giornata.

Addetti all'evento in ritardo, impreparati, infastiditi e confusi e per nulla preoccupati di dare un'immagine diversa a chi magari aveva viaggiato parecchio per raggiungere il luogo. Un evento che doveva iniziare all nove e invece inizia alle dieci, senza che nessuno dal palco pensi minimamente a scusarsi. Il furto di un portafogli dentro alle mura di un palazzo istituzionale, che in teoria sembrava presidiato da forze dell'ordine e agenti di ogni tipo.

E poi alla fine un discorso che ricalca i tanti proclami renziani, e l'Italia non deve arrendersi, e l'Italia deve lottare, e non vogliamo vedere l'Italia fallire. 

Ma se iniziassimo (iniziaste) magari ad essere puntuali e rispettosi, ad esempio? A smetterla di essere così incredibilmente auto-indulgenti e pensare che va sempre bene tutto, "alla fine ce la caviamo sempre"? Allora, in un continuum virtuoso, magari l'Italia inizierebbe lentamente a non fallire. A muoversi, a ripartire. 

Perché se è vero che in tante occasioni il furbo italico cade in piedi e ne viene fuori senza troppe ammaccature, i fatti stanno dimostrando che l'atteggiamento dello studentello "è intelligente, ma non studia" ha fatto il suo tempo. Lo studentello deve iniziare ad applicarsi, e con costanza, se non vuole essere rovinosamente bocciato.

"La verità è che odiava Roma e non gli andava di attraversarla con il corpo. Dio, o chi per esso, aveva punito quella città con la bellezza: una giustificazione sufficiente a scusare qualsiasi male, e dunque un destino di eterno infantilismo", Giorgio Fontana "Per legge superiore"