domenica 21 settembre 2014

L'America e Firenze e la saggezza di inizio autunno

Statua della Libertà su sfondo bruxellese
E' bello, tornare a Bruxelles a metà settembre dopo essere stati lontani. E' bello camminare tra rue de Flandre e Arts-Loi in una mite giornata di inizio autunno, con il conforto che il mio piccolo mondo sia tutto racchiuso in un raggio percorribile a piedi. E' bello avere una casa e fare la spesa e pagare le bollette.

Spesso mi stupisco di come la vita - con una puntualità e una precisione talvolta inquietanti - soddisfi i miei sogni e i miei desideri. Un giorno sognavo di fare questo mestiere e magari anche viaggiare per lavoro, e puf, mi rendo conto che il regalo che desideravo tanto è arrivato.


A volte scopro che quello che avevo desiderato non è proprio quello che pensavo. Tipo non pensavo che avrei scelto di cenare a Ritz e aranciata invece che scegliere un buon ristorante lungo l'Arno, perché l'Arno mi metteva il magone. Tipo non pensavo che una stanza di lusso oversize vicino a Times Square mi avrebbe messo così freddo, anche spegnendo l'aria condizionata. O che l'unica cosa di cui mi importasse, una sera afosa a Georgetown, fosse di trovare una farmacia.


Ellis Island, museo dell'immigrazione.
Emozione grande.


Ad alcuni piace viaggiare, a me più che altro affatica. Però devo ammettere che cambiare la latitudine del punto di vista ogni tanto fa bene. Questa volta mi è servita a restituire importanza alle persone, senza le quali i luoghi hanno ben poco significato. 

Ho assaporato ogni minuto del brunch con l'amica di sempre a Bryant Park, a parlare di genitori nel varesotto finora liberal-casual che iniziano a buttare lì con una certa ansia il discorso nipotini. E le chiacchiere davanti a tortellini scotti (mea culpa) in un appartemento sulla 27esima strada con il collega di Chicago, che è fidanzato con una messicana con la quale ha appena avuto un bambino che ride. 

Mi sono innamorata per dieci secondi di un biondone davanti ad un bar assai cool di Brooklyn, mentre i miei compagni di avventure scolavano come aperitivo improbabili cocktail a base di Braulio (sic) accompagnati dalle ostriche. I suddetti compagni - con grande spirito di accoglienza di impronta Florida/Jersey/Pennsylvania - mi hanno poi portata a mangiare...beh...la pizza

Ho discusso di massimi sistemi del giornalismo a Greenwich Village con due dottorandi alla Columbia, uno dei quali mi è parso particolarmente lontano dalla realtà. E l'altra dei quali è un'amica conosciuta durante un corso a Praga nel lontano inverno 2007. La foto di noi due nella hall dell'ostello, mentre scrivevamo i nostri reportage sull'Europa in transizione, è quanto di più vicino ci sia al mio concetto di felicità. Ora parliamo spesso di relazioni, di uomini e robe così. Ci ritroviamo dopo un anno a fare il punto ed è bello, avere qualcuno dall'altra parte dell'Atlantico che capisce e condivide ed è sufficientemente lontana da non dare giudizi inzaccherati di quotidianità. 


Non ho potuto fare a meno di comprare e divorare questo libro qua, al mio ritorno. Dove Oriana dice qualcosa come, New York è una città dura ma ti fa diventare più intelligente, perché te la devi cavare da sola in molte situazioni. 

Ecco, mi sembra un degno epilogo di questi viaggi di inizio autunno. Più intelligente e più matura, mi rimbocco le maniche e aspetto di vedere quali altri sogni la vita mi aiuterà a realizzare.