giovedì 14 agosto 2014

Quattro anni

Marche, estate 2014. Sigh.
Arriva con un po' di ritardo il post auto-incessante su quanto sono brava e tosta e perseverante, che sono quattro anni che sono a Bruxelles e qualcosina ho costruito.

Poi cammini per le vie di Milano e di Bologna e vedi il poster di un tortellino e ti rendi conto che ti stai perdendo tutto questo, e che due settimane all'anno non bastano per compensare tutti i cappuccini e le tagliatelle e il vino rosso che ti sei perso. In due settimane non riesci a fare tutti i discorsi che vorresti con i tuoi o con la tua migliore amica. Non fai in tempo a vedere il lago due volte e devi scremare al minimo le persone che puoi incontrare. In due settimane c'è solo un limitato numero di libri che puoi comprare alla Feltrinelli.


E poi comunque sei anestetizzato di autodifesa, le emozioni di una volta le senti come echi lontani, cerchi di ricordarti e aggrapparti a qualche immagine ma ti sfugge insieme al tempo che, ti rendi conto, è passato.

Ormai 'tornare' è poco più di un pour parler. Non ricordi nemmeno quando hai mandato l'ultimo curriculum in Italia, sicuramente anni fa.

E mentre tu aspetti al semaforo di arts-loi con le aspettative estetiche ed emotive ridotte al minimo c'è tutto un mondo di colori, monumenti, persone care e vita possibile che ti sfugge, a mille chilometri di distanza.