lunedì 23 giugno 2014

Concorrenza

Scene da un matrimonio.
Anche questa, 
a trent'anni,  
può essere concorrenza.
L'altra sera, durante l'incontro di una di quelle congregazioni dove si pratica lo small talking estremo,
mi è capitata l'esperienza più unica che rara di sentire una frase intelligente. Non solo intelligente, ma anche profonda e carica di sensibilità. Da un (abbastanza) alto funzionario UE. Tedesco.

[Voce fuori campo: Crescere vuol dire abbattere i pregiudizi e lasciare che la vita ti sorprenda dolcemente ogni giorno. Yeah, whatever.]

Mi diceva, il funzionario - che viaggia tra i quarantacinque e i cinquanta - che ultimamente ha iniziato a gustarsi davvero le reunion (leggi: rimpatriate) degli alumni (leggi: ex allievi) di quel catalizzatore dopante di ambizioni che si chiama Collegio d'Europa.

A questo punto, diceva, picchiettandosi dietro il collo col la mano aperta di striscio, a mimare una sorta di ghigliottina, tutti si sono presi le loro brave batoste dalla vita. Siamo tutti più calmi, rilassati, Non c'è più la gara a mostrarsi, e questo è il mio lavoro, e questa la mia fidanzata, e mia moglie, e i miei figli, e la mia carriera. Non abbiamo più niente da dimostrare. Beviamo e ci godiamo la serata fino alle quattro del mattino.

Ho desiderato ardentemente che il funzionario mi regalasse un briciolo di quella serenità anti-competitiva derivante dall'età matura. Io alle reunion non ho neanche il coraggio di presentarmi. 

Ah. Il suddetto nella vita si occupa (come me) di concorrenza.