domenica 6 aprile 2014

Vuoto pneumatico e cartoline

Alta Badia (Trentino), marzo 2014. Volevo fare un post sulla
montagna, lo snowboard e il trauma cranico, ma magari dopo,
quando cambia l'umore.
Mi chiedo spesso se, fossi io residente nel Paese che mi ha dato i natali, proverei lo stesso genere di vuoto pneumatico spruzzato di nostalgia per paesaggi da cartolina.

Cioè se questa domenica pomeriggio fossi seduta in un salotto di un appartamento qualsiasi a Milano o giù di lì, sarebbe lo stesso?

Forse sarei a pranzo dai miei a litigare stizzita, forse mi annoierei, forse mi preoccuperei di un contratto precario o di prospettive inesistenti. Forse viaggerei sull'autolaghi sulla mia Ka in preda ad un secolare tira e molla. Forse andrei al lago Maggiore a guardare la rocca di Angera.

Forse mi sentirei completa e viva. Forse non dovrei investire una cospicua parte di energie a "nascondere le mie vulnerabilità e a rendermi socialmente accettabile" (come ben dice Polly qui).

Forse sarebbe lo stesso, perché la vita adulta non ha geografia e le dinamiche sono sempre le stesse. Necessaria la stessa dose di pazienza per lavorarci, comprenderle, accettarle, dominarle. Per trovare la propria strada, insomma.

E che ci pensi a fare allora. Ci penso perché è importante è avere sempre davanti a sè l'illusione che un gesto, un viaggio, un trasferimento, abbiano davvero il potere di cambiare qualcosa. L'illusione che ci sia un posto al mondo dove la fatica di vivere è un po' più leggera, dove il meccanismo gira più fluido, richiede meno manutenzione, meno lubrificante. Meno compromessi.

Senza quell'illusorio motore, quelli come me non riescono ad accettare che tutto si risolva entro questi confini angusti, questa gretta quotidianità di lavatrici infinite e piatti da lavare, queste pareti mai abbastanza larghe.