martedì 15 aprile 2014

Follia primaverile

Anche gli hipster sentono la primavera (segui sguardo barbuto)
Foto di Kiaretta
E' primavera. Anche se ci sono dieci gradi e lotto contro la tentazione di riesumare il berretto di lana, le giornate bruxellesi sono già scandalosamente lunghe. Il sole splende sui vetri del Berlaymont, i ciliegi di Boitsfort sono (probabilmente perché non ci sono stata) in fiore. I jazzisti del Brocante disperdono il loro rumore all'aria aperta, e il camioncino del gelato grattuggia i nervi col suo carillon, mandando in frantumi i pochi barlumi di concentrazione del primo pomeriggio.

E' primavera e mi ha colta anche quest'anno. La Sindrome da Follia Primaverile. Un inquietante insieme di sintomi mi spinge a desiderare ardentemente di ciabattare in finte Birkenstock per i campi in fiore, indossando pantaloni di lino a righe multicolori. La tolleranza alle convenzioni sociali va di pari passo con quella al caldo, mentre un sedicente io-autentico mi incita a ribaltare i rapporti con altri esseri umani come uno sceriffo ubriaco con i tavoli in un saloon. L'orientamento politico vira violentemente a sinistra, con punte anarco-insurrezionaliste. Non riesco a capacitarmi di possedere dei tailleur.

Riscopro il piacere della bestemmia, l'insulto facile e la litigata gratuita in tonalità urlata. Riduco la distanza fra pancia e lingua, calpesto la mediazione del cervello con la grazia delle suddette ciabatte. Verso fiumi di lacrime davanti ad un avocado al Carrefour e cammino sconsolata in cerchio, producendo un solco che va da Santa Caterina al Mont des Arts. Ho voglia di scrivere. E basta.

Insomma, mi preparo anche quest'anno al consueto crollo emotivo, che si risolverà a tarallucci e gastroprotettori, nell'illusione che le vacanze portino sollievo. Gli ultimi anni hanno tuttavia mostrato un'ampia serie di insuccessi, tra l'amarcord radical chic di Capalbio e la tamarraggine velino-calcistica di Milano Marittima. Un recente tentativo di vacanza salutare in montagna si è invece risolto con un trauma cranico che non ha giovato all'incipit umorale della stagione.

Bruges, Aprile 2014
Foto di Kiaretta
I am a mess, potrei dire elegantemente, ostentando gli ultimi avanzi di quell'autocontrollo British che pensavo di padroneggiare.  

Statemi vicino. Sopportatemi. Portatemi in campagna, in montagna, nel verde. Prometto che a settembre torno finta. A meno che non riesca nella titanica quanto utopica impresa di spezzare questo cerchio.





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tipo così