mercoledì 5 marzo 2014

Semplicità

tipo, va che bello l'Atomium al crepuscolo 
Less is more è un adagio da pretenziosi architetti. Eppure non trovo frase più adatta a me in questo momento. Nel senso che più tolgo, più sono felice.

Ormai un successo la separazione quasi totale da Facebook, che fa seguito ad altri cambiamenti di abitudine che  negli ultimi anni mi hanno migliorato la vita. Per primo è stato il cellulare, ad essere abbandonato col silenzioso in salotto durante la notte. Poi il laptop, vietatissimo dopo le 23.30 salvo casi eccezionali. Poi gli stressantissimi weekend italici con easyJet (beh qui la storia è più complessa ma volendo spezzare una lancia a favore del progresso possiamo citare questo).

Ora sto pensando che Whatsapp, nel breve uso che ne ho fatto, mi ha già triturato le palle. (Insomma fosse per me Zuckerberg uscirebbe in fretta dalla top ten dei Paperoni mondiali).

Il fatto è che Whatsapp è troppo facile. Non si spende, non impegna. Il costo di un SMS o di una chiamata fanno da filtro ad una serie di comunicazioni inutili o - peggio - poco autentiche. Su Whatsapp, come su Facebook, si creano relazioni fasulle, sfalsate. E' il rifugio dei codardi, quelli che quando bisognava telefonare a casa e chiedere del compagno di scuola, piuttosto non chiamavano. E ne abbiamo bisogno di persone così, nella nostra vita? No. Abbiamo bisogno di persone che sfidano le difficoltà per entrare in comunicazione con noi. Perché ci tengono veramente. Le altre sono solo chiasso di fondo.

Forse starò invecchiando, ma questo chiasso di fondo lo sopporto sempre meno. Come prima trovavo adorabili i suonatori di jazz al Brocante di Jeu de Balle, la domenica mattina, ora mi fanno rizzare i capelli in testa e venire voglia di scappare nel deserto del Gobi.

da "La Prima cosa bella" di Virzì
Come dire, ho bisogno di tranquillità. Di autenticità. Di semplicità. E voglio pensare che si possono raggiungere tramite piccoli gesti quotidiani, senza arrivare a scelte radicali come quella di una persona importante che vive su un'isola senza elettricità. E senza desiderare ardentemente una macchina del tempo che ci riporti ad un'Italia vintage mai realmente vissuta - tipo quella che si vede in La Prima cosa bella, o La mafia uccide solo d'estate - di cui provo un'acuta inspiegabile nostalgia.