sabato 8 marzo 2014

Otto marzo eccoti di nuovo!

Auguri auguri auguri!
Ogni anno all'avvicinarsi di questa ricorrenza mi emoziono. E sempre piu' spesso le mie esclamazioni eccitate vengono accolte - dalle mie simili - con uhmf e bonfonchiamenti di varie tonalita', degne del miglior pensionato in poltrona. 

Ragazze, cosa c'e' che non va? Cos'e' sto deserto dei Tartari dell'emozione? Forse avete la pancia troppo piena? O forse siete solo tristemente disincantate? Vi prego dite la vostra almeno qui sotto, non lasciatemi nel dubbio.

Perche' a me, come per alcune manifestazioni, questa e' una ricorrenza che emoziona a livello pre-razionale. Una ricorrenza su cui non si discute. Forse perche' me l'ha inculcato la mia mamma fin dalla piu' tenera eta', che la festa della donna e' importantissima e occorre pretendere delle mimose in regalo e festeggiare con le amiche del cuore possibilmente in modo non pacchiano (ricordo un terrificante otto marzo dell'anno duemila o giu' di li' in cui si usci' a cena a festeggiare, nel varesotto, e mi sentii picchiettare sulla spalla da un gigantesco cazzo di plastica, manovrato da un'attempata signora).

Come per piazza Maidan, ammetto con imbarazzo di dimenticarmi continuamente il motivo esatto per cui la ricorrenza sia oggi (Wikipedia dice questo). Ricordo delle donne bruciate in una fabbrica, negli Stati Uniti, ma molto vagamente. Riprovevole l'approssimazione storica, soprattutto visto il mestiere che faccio, ma segnale che non e' certo quello a motivare la mia emozione.

E' che mi piace l'idea di un grande compleanno della donna, un giorno in cui la donna e' al centro dell'attenzione, in cui si fa il punto su diritti e conquiste. Certo, bisogna scavare un bel po'. Togliendo il polverone di cinico lobbying istituzionale, la strumentalizzazione politica, la retorica da tiggi' sulla parola di moda - femminicidio - le frasi di circostanza, e ok - l'aspettarsi che un uomo ci regali un fiore (c'e' qualcosa di piu' maschilista?!) credo che si possa rintracciare ancora il cuore pulsante di questa ricorrenza. 

E il cuore pulsante sta in ognuna di noi, in come vive il suo essere donna, in come vive le sue sfide e le sue battaglie. Nel mio caso, le mie battaglie sono state indicate da una schiera di gentili commentatori, che con le loro affermazioni mi hanno fatto salire il sangue al cervello e mi hanno caricata di energia come una molla, portandomi a fare tutto quello che sono riuscita a fare finora. Riguardandole, direi che sono frasi che indicavano un limite, ovvero mi indicavano qual'era la staccionata da superare. Eccone un breve campionario.

- [mio migliore amico, appena laureati]: sono laureato in Economia in una delle universita' migliori d'Italia e sono maschio. Non avro' certo problemi a trovare lavoro.
-  [mia cugina]: l'insegnante, con la possibilita' del part time, e' un bel lavoro per una donna. 
- [il mio capo a Milano]: si' sei brava, "peccato che sei donna" - Questa mi ha fatto alzare i tacchi e fare le valigie.
- [mio migliore amico - un altro]: d'altronde, era una donna sopra ai trent'anni, cosa ci rimaneva a fare da sola a Bruxelles? - Questa mi ha fatto iscrivere all'AIRE e firmare un contratto d'affitto di nove anni a Bruxelles.
- [il caporedattore esteri del Corriere, a un colloquio] - questo non e' un lavoro molto adatto a una donna. Si fa tardi la sera. Vede, mia moglie sta a casa a curare i figli.- Questa mi ha solo fatta piangere. Ma poi mi sono rialzata, eh.