lunedì 3 febbraio 2014

Italy

Una graziosa veduta di Dinant in un'eccezionale
giornata di sole (ieri)
Ogni tanto, più spesso di quanto mi piaccia ammetterlo, provo nostalgia per l'Italia.

Non la violenta saudade paesaggistica di chi è cresciuto al caldo vicino al mare. Io al mare ci andavo una volta all'anno qui e il torrido clima padano estivo veniva affrontato con gite al Ticino (che è un fiume, per chi non lo sapesse, decantato molto bene da Bugo).

Ecco, paesaggisticamente mi manca la montagna. Decidere il sabato di andare a sciare la domenica. Le passeggiate nel verde. Ieri, ad esempio, dopo una camminata sulle Ardenne, un cartello indicava che eravamo a ben 210 metri sopra al livello del mare. Giusto uno zero in meno rispetto alle vecchie abitudini.

Poi manca un po' posare gli occhi sul bello. Non ci vuole molto, in Italy, nelle città come nella natura, a trovare ogni pochi metri qualcosa di davvero bello. Ecco, qui l'occhio vaga esausto e in mezzo a tanta sciatteria urbana si emoziona per una maison de maitre che non cade a pezzi.

Però queste risposte non è che mi soddisfino molto. Cosa mi manca, veramente? Non lo so. Chi vive da expat ha l'innegabile vantaggio di poter attribuire a ragioni geografiche sensazioni di mancanza esistenziale che spesso non hanno nulla a che vedere con la latitudine.

Quello di cui sono certa è che è difficilissimo distinguere il tempo dallo spazio. Perché quello che manca è necessariamente legato ad un tempo passato, in cui la mattina prendevo la metropolitana a Porta Venezia e la sera salivo per via Torino passando davanti al Duomo. Un tempo in cui nel weekend andavo al cinema vicino alla Mole Antonelliana e facevo shopping al Lingotto.

Un tempo in cui mi sentivo talmente bene che non mi dovevo chiedere ogni dieci minuti se stavo bene o no. Un tempo più inconsapevole, più irresponsabile, più genuino. Meno contaminato dall'aggressività efficiente del mercato, dalla produttività anglosassone che nessuno mette mai in discussione, dall'economia cognitiva che si estende a piovra su relazioni e sentimenti.


Altitudini belghe

Domani posso prendere un volo easyJet e tornare sul Ticino, andare a fare snowboard a San Domenico, prendere il Freccciarossa e andare al museo del cinema di Torino. Ma non inizio neanche a illudermi di potermi catapultare di nuovo in quel tempo.



Dev'essere per quello che ogni volta che torno a casa ho sempre il muso ("muso" è un eufemismo, ndr). Perché sull'aereo mi metto a pompare ricordi a tutto spiano, mi creo euforiche aspettative.  Poi scendo a Malpensa e sulla strada verso casa sento tutto il vuoto di un posto che mi ha già dimenticato.