martedì 1 ottobre 2013

Keep calm and drink coffee

Dopo una settimana di intensa vita newyorchese ho concluso che il vero tratto distintivo di questo popolo e' il caffe'


Non si puo' ignorare: le strade sono piene di persone impegnate a trasportare enormi bicchieroni di caffe' da una parte all'altra della citta'.

All'inizio non capivo: ma perche' non te lo finisci al bar allo Starbucks sto benedetto caffe'? Che bisogno c'e' di portarselo in giro dappertutto, che tra l'altro un po' scotta pure le mani, nonostante il cartoncino protettivo? E poi, se devi camminare, come fai a bere il caffe'?

La pensionata leghista che c'e' in me avrebbe sbottato e sarebbe passata oltre. Ma la nuova meravigliosa farfalla open minded che sto diventando e' invece andata a fondo del problema, e finalmente ho capito che tutto cio' ha un senso.

L'ho capito mentre mi accingevo a malincuore a gettare nella spazzatura del bar Starbucks l'ennesimo tall coffee (ma perche' il caffe' piccolo si dice "alto"? boh), di cui avro' bevuto come di consueto nemmeno un quarto. Mi sono detta: "ma perche' non portarlo con me?" E cosi' ho capito: tutti lo portano in giro perche' e' materialmente impossibile bere tutto quell'affare al bar, a meno di non avere a disposizione diverse ore. E il newyorchese mi pare uno che lavora e di tempo da perdere non ne ha. Per cui il caffe' se lo porta dietro. Inoltre, e' impossibile bere quel coso appena te lo servono. Ci vogliono almeno dieci minuti per evitare il rischio ustioni alle papille gustative. Ecco che tutto torna.

Portarsi il bicchierone appresso ha poi altri effetti positivi: ti aiuta ad affrontare con grinta i chilometri da macinare a piedi (ma si', che saranno mai sono appena due strade!). E poi ha un effetto stile coperta di Linus, che ti rassicura, dandoti quell'aria impegnata che in altre parti del mondo si affida alla sigaretta. 

Ecco, la sigaretta. Una grande contraddizione di questo popolo. La prima volta che ne ho tirata fuori una mi sembrava di aver estratto una siringa, talmente ero circondata da disapprovazione. Gesto che quindi ho ripetuto solo in casi estremi e a distanza di sicurezza da edifici, esseri umani e animali. O a Wall Street, dove pare che la sigaretta non sia ancora passata di moda. Pero'. E' vero, fumare fa male e su questo non ci piove. Ma farsi iniezioni di colesterolo, bere decilitri di latte e zucchero e ingollare porzioni da miliardi di calorie non fa altrettanto male? 

Eppure ad avventarsi su un hamburger spaccamascella ci si sente circondati da calore benevolo. Ad ordinare cookies triplo cioccolato e croissant transgenici si viene accolti con un sorriso di approvazione. Per non parlare dell'illusione collettiva che una cosa che si beve e' leggera, quasi dietetica, rispetto a una cosa che si mangia. E vai col cafferone con aggiunta di caramello-cacao-zucca-cassata siciliana. Tanto e' liquido, che sara' mai.

Non si dovrebbe riservare un po' di stigmatizzazione verso i fumatori anche ai kamikaze dei trigliceridi?