martedì 27 agosto 2013

MiMa I love you

Il mondo visto dalla diciottesima fila
L'anno scorso, fiaccata dall'ennesimo insuccesso estivo, mi ero ripromessa: nell'estate 2013, o sarò incinta o sarò a Ibiza.

Sono invece andata a Milano Marittima con il mio compagno di banco del liceo, la pancia di una piattezza tonica invidiabile.

Come diversi conoscenti siciliani hanno commentato, "il nome non promette nulla di buono". E infatti Milano Marittima, Mi.Ma. per gli amici (mi dicono), è esattamente quello che il nome descrive: un insieme di milanesi trapiantati sulla riviera romagnola. Si crea così un mix esplosivo di Suv e piadine, lifting e alghe, calciatori e battone, difficile da imitare. 

La passeggiata mattutina, fra culi cosparsi di anticellulite impegnati in workshop di Gangnam style e tatuaggi di ogni foggia, è stato come calarsi nella pancia profonda dell'elettorato berlusconiano e comprendere, per osmosi, il senso di quanto riportavano i quotidiani. Che leggevo in grande quantità dalla mia postazione sulla diciottesima fila di ombrelloni. La fresca brezza mattutina poi, portava ondate di saggezza dal vicino e concomitante meeting di Rimini, ritrovo annuale dell'intellighenzia ciellina.  

Il soggiorno nel buen retiro (mi dicono) di Vieri e Inzaghi ha contribuito al generale senso di straniamento che la madrepatria mi ha suscitato. Un crollo generalizzato di punti di riferimento accompagnato dal riemergere di persistenti interrogativi che avevo messo in freezer alla mia originaria dipartita per Bruxelles e che in estate, con lo sciogliersi dei ghiacci, sono usciti come zombie fastidiosi.

Attendo con ansia che easyjet mi liberi da ogni male.