lunedì 5 agosto 2013

Casa nuova

Sì. Dopo mesi di faticose ricerche, e un'idea nemmeno troppo ambiziosa di cosa volessi, eccomi giunta alla casa nuova.

La casa nuova non è la stessa cosa della casa perfetta, ma è la vita. E visto che oramai io con la vita c'ho una certa dimestichezza, ho deciso di prendere allo stesso modo anche la casa. 
Per cui, applicando una filosofia faticosamente maturata negli anni, cercherò di valorizzarne i lati positivi, chiudendo un occhio sulle piccole scomodità.

Prendiamo due esempi (uno positivo e uno negativo, per la par condicio, se no qualcuno dice che sto sempre a lamentarmi).

Highlight positivo: la superba vista sullo skyline di Bruxelles, offerta da un pratico finestrone che si apre - dopo numerosi strattoni alla maniglia - solo in un senso, quello totale. Manca quello step evolutivo per cui le finestre oggigiorno si possono anche aprire in verticale, in modo che l'aria entri dall'alto. Comunque la vista offre in primo piano il tocco esotico della chiesa russa, e a seguire veri grattacieli che sembra un po' un poster di New York e fa un certo effetto. D'ora in poi quando converso su Skype mi farò inquadrare solo con questa vista alle spalle, stile inviata del tiggiuno.

Highlight negativo: la camera da letto. Purtroppo durante le mie due fugaci visite preliminari mi sono focalizzata molto sulla vista dal salotto, e non ho fatto molta attenzione al retro, limitandomi a pensare con soddisfazione che siccome non dava sulla strada, era per forza tranquillo. E invece.

La camera da letto si affaccia su una specie di terra di nessuno fra vari palazzi, che i dirimpettai utilizzano come discarica privata. Quel pezzo di muro fra la loro finestra e il vuoto eccita un voyueurismo della miseria che forse solo l'aspirante cronista di nera/corrispondente di guerra può assaporare. Per cui ho dotato la finestra di una spessa tenda rossa dietro alla quale a nessun ospite verrà concesso gettare lo sguardo.

Inoltre, la distanza che separa la mia finestra dalla cucina della famigliola davanti si è rivelata in tutta la sua brevità durante questo fastidiosissimo periodo di afa senza precedenti: praticamente condivido la stanza da letto con una famiglia marocchina. Che si attiva rigorosamente dopo le 23, quando la donna di casa in reggiseno e mutande inizia a spadellare, lavare i piatti e passare l'aspirapolvere. Un motivo in più per desiderare ardentemente che Bruxelles la smetta con questa ridicola messinscena di calura estiva e riprenda il consueto grigio freddo, di modo che io possa avvantaggiarmi appieno dei miei doppi vetri. 

La casa nuova - che riveste un'importanza non secondaria nel mio tormentato percorso di vita - è tutto sommato esattamente ciò che si merita uno che preferisce fare il giornalista piuttosto che inseguire altre più lucrose professioni, che pure la bolla bruxellese offre. Non per niente, per scongiurare eventuali intrusioni, un collega mi ha saggiamente consigliato di lasciare un cartello che indichi chiaramente che vi dimora un pennivendolo e non un funzionario. Pensavo di prendere uno zerbino con motivo a stampa quotidiani, se qualcuno lo trova me lo segnali.