mercoledì 29 maggio 2013

Di giorno signori di sera barboni

Oggi ho evitato di andare ad un evento di lavoro perché non avevo lavato i capelli. E non avevo lavato i capelli perché questa mattina mi sono alzata e, come è capitato svariate volte negli ultimi mesi, non c’era l’acqua calda. Tra l’altro sono arrivata in ritardo in ufficio perché ho dovuto fermarmi al BRICO a comprare un intero kit di sterminio topi, visto che ieri sera, mentre ticchettavo amabilmente sulla mia tastiera in salotto, ho scoperto uno di quegli esseri immondi che sgranocchiava i miei cioccolatini.

Ora, mentre di giorno uno si pavoneggia tra un badge e l’altro sentendosi parte della sospirata élite europea, di sera torna a casa e fa i conti con uno scenario da periferia di Calcutta. Lasciando stare le sfighe casalinghe che si abbattono sul mio caso da qualche mese (e da qui la ricerca della casa perfetta), gli episodi di oggi mi hanno portata da una riflessione più generale, frutto di anni di osservazione.

La riflessione è: più fai lavori da ricco, più rischi di essere povero. 

Mi è venuto in mente, ad esempio, di quando ero in Bulgaria per il mio MAE-CRUI (l’élite che legge questo blog sa certamente di cosa parlo). La mattina mi facevo strada nel fango di un quartiere periferico di Sofia, indossando delle vecchie doctor Martens color ciliegia mentre schivavo bottiglie rotte e auto scassate dei malviventi locali. Poi approdavo nella scintillante residenza dell’ambasciatore dove facevo l’addetto stampa, per cui sfilavo dall’armadio delle scarpe eleganti, vabbeh, delle scarpe nere, mi toglievo la giaccavento e fingevo di aver appena fatto il bagno nel profumo in una villa in centro. Poi tornavo la sera e cucinavo spaghetti per alcuni avanzi di galera. Il mio stipendio era pari a zero, in quanto come tutti sanno, il MAE-CRUI ti permette anche di andare in Afghanistan se vuoi, ma te lo devi pagare tu.

Ma mi sono venuti in mente mille esempi simili o più eclatanti, visti o sentiti raccontare, in questi anni di freuentazione del jet set stage europeo. Una collega di recente mi ha raccontato di aver lavorato un anno al MOMA a New York, senza beccare un soldo. Poi ha pensato di dedicarsi alla finanza. E ancora ammiro un mio compagno di corso tedesco che ebbe il coraggio di intervenire a tono alla presentazione di un prestigioso think tank internazionale, che chiedeva 4 lingue, master, 3 stage alle spalle, e offriva uno stage gratuito senza possibilità di assunzione.

Diritti umani. Relazioni internazionali e diplomatiche. Giornalismo. La realtà è che, dopo aver investito svariati milioni in studi e master e corsi "fighi", uno si trova inevitabilmente a dover – per anni – a continuare a svenarsi (o più probabilmente, svenare i genitori) per apparire sufficientemente ricco da essere all'altezza dell'ambiente in cui lavora. Che però non ti dà modo di essere ricco perché non ti paga. Ambasciate, redazioni di giornali, gallerie d’arte, istituzioni, associazioni umanitarie, think tank. Più il lavoro è ambito ed elitario, meno ti viene retribuito. Se ha la parola “diritti umani” nel titolo poi, stai tranquillo che i primi diritti umani a venire calpestati sono i tuoi. 

Sportelli bancari, imprese edili, studi contabili, aziende meccaniche. Chi avrebbe mai indicato questi posti come ideali? Eppure lì lo stipendio ce l'hai da subito. Insomma, più devi apparire ricco, e più facilmente ti troverai a scaldarti la minestra di riso in una baracca in periferia.

p.s. A questo proposito la Reuters pubblica in questi giorni un articolo molto appropriato