martedì 21 maggio 2013

Andare lontano

In questi giorni sto pagando amaramente un errore: ho lasciato scadere il passaporto e ora che mi si presenta l'occasione d un viaggio fico probabilmente dovrò rinunciare. [Di ciò devo ringraziare l'incredibile efficienza del nostro consolato, ma questa è un'altra storia].

Dicevo, ho lasciato scadere il passaporto. Lo sapevo che scadeva a maggio. Lo sapevo perché mi ricordavo benissimo quando era stato fatto, nel lontano maggio 2003, di tutta fretta perché partivo per un viaggio umanitario in Kosovo. Nel 2013 dovrei andare in Russia ma questa volta dovrò fare la coda come tutti gli altri e probabilmente l'aereo partirà senza di me. Beh.

Ma dicevo. L'ho lasciato scadere apposta perché desideravo fermamente mantenere un mio proposito sciocchino, ovvero di non uscire dai confini dell'Unione europea. Niente States, niente Cina, niente Australia. Non mi tentate, io non vengo. Sono sicura che la Vecchia Europa è quanto di più bello si possa vedere.
E poi mi scombussola anche un'ora di easyJet Milano-Bruxelles, figuriamoci un viaggio intercontinentale.

La realtà è che ho paura della tentazione. Ho paura di scoprire che ci sono posti più belli e più desiderabili e più efficienti o semplicemente più stimolanti. Ho paura che mi venga la tentazione di provarci. E visto che, se mi metto in testa una cosa, in genere dopo un po' la faccio, ho pensato che è meglio mantenermi il paraocchi. Una suora di clausura del Vecchio Continente, nel mondo interconnesso dalle miriadi di possibilità.

Ho paura di andare lontano, troppo lontano, così lontano che non mi ricordo più chi sono. O cosa davvero conta per me. Forse per viaggiare così lontano ci vuole una forza che non ho, un'identità di acciaio, delle certezze coriacee. 

Per cui mi crogiolo nella tiepida e puzzolente Bruxelles, convinta che la mia America già l'ho trovata.