sabato 21 luglio 2012

L'ufficio multiculturale

Prima di sbarcare a Bruxelles ero convintissima che l'ambiente multiculturale (ovvero un ufficio dove ci sono molte nazionalità diverse) fosse il mio habitat naturale. Stimolante, interessante, e facile. Molto più facile che lottare contro il provincialismo milanese e il culto mono-tematico di borse e scarpe griffate.

Tutto vero, tutto giusto. Ma facile, non proprio.

Lavorare in un ufficio dove ci sono persone di almeno 10 nazionalità diverse non è per niente facile, anche se in Erasmus questo mix vi era sembrato delizioso. Anche se tutti parlano perfettamente una lingua comune (ad esempio l'inglese), la comunicazione fra colleghi è spesso costellata di fraintendimenti, incomprensioni e gaffe, alcune delle quali si scoprono solo dopo mesi, anni e, alla peggio, una lettera di licenziamento.

Tentando di non scadere negli sterotipi nazionali, e nella più stretta osservanza del doloroso politically correct che rende tanto insipida la brodaglia istituzionale bruxellese, ho deciso di avviare una serie per condividere qualche perla che ho imparato nel mio faticoso cammino quotidiano.

1) Non credete agli americani. Esagerano. Infarciscono le loro conversazioni di esclamazioni come "Great! fantastic! Wonderful! Amazing!". Questo modo di esprimersi iperbolico all'inizio vi da' le vertigini. Improvvisamente vi sentite un genio, maledite tutti gli anni passati a confrontarvi con colleghi e datori di lavoro che vi facevano un complimento all'anno. Poi scoprite la verità: queste parole sono più vuote della scatola di cioccolatini di Forrest Gump alla fine del film. A volte sono addirittura utilizzate per significare una cosa e anche il suo contrario. Per cui, non fidatevi.

2) Non emozionatevi con gli inglesi. Gli inglesi, mi insegna la mia saggia collega, temono come la peste le emozioni e il confronto diretto. Parlare di emozioni, anche in maniera tranquilla e razionale ("mi sento a disagio quando mi interrompi in riunione") è tabù. L'inglese parte dal presupposto che voi siate abbastanza perspicaci da inerpretare il suo stato d'animo e agiate di conseguenza. Senza bisogno di esplicitare. Sconsigliato anche esclamare o alzare la voce, per evitare di venire etichettati come "emotional" e "confrontational", e quindi vedere il vostro rating in ufficio abbassarsi peggio di quello della Grecia. 

3) Differenziate i belgi. Purtroppo, nonostante il buonismo di alcuni, fra valloni e fiamminghi c'è una differenza abissale. Da tenere presente per evitare gaffe. Il fiammingo, assimibabile ad un brianzolo (una definizione fortunata partorita da un amico anni fa), è hard-working, attento (attentissimo) al denaro, diretto nei modi e nelle parole tanto da rasentare la maleducazione (ma anche questo è un concetto relativo), duro e calcolatore. Invitare un fiammingo a pranzo può essere un insulto: 15 euro per pranzare fuori in un giorno di lavoro?! Verrete presi per pazzi. Il fiammingo si porta l'odorosa zuppa da casa. Il vallone aspira invece ad essere un francese bohémien: più rilassato, amante della buona tavola e dei semplici piaceri della vita, non particolarmente amante del duro lavoro, può anche tentare di fare il furbacchione. Ma se avete un minimo di esperienza in Italia, in pochi giorni vi ritroverete ad accarezzarlo affettuosamente sulla testa dopo aver smascherato i suoi ingenui piani.

4) Gli scandinavi: state fermi. Abituati a limitare al minimo l'espressione corporale, non hanno i codici per interpretare alcun linguaggio non-verbale che voi italici utilizzerete. Sono riservati ed estremamente educati. Hanno il culto della trasparenza (la loro influenza ha prodotto direttive sulla trasparenza amministrativa applicate adesso con fatica in tutta Europa). Lo humour non è sempre semplice da interpretare. Per uno sguardo più attento, rimando tuttavia alla fitta letteratura di blog scandinavi che potrete assaggiare qui.

5) Tedeschi: non proponete scorciatoie. Estremamente metodici, procedurali, attenti al dettaglio. Non provateci nemmeno, a sconvolgere i loro schemi mentali nell'esecuzione di un compito. Non provate a suggerire piani fantasiosi, come by-passare il capo per accelerare le cose. Non contradditeli. Scavando scavando, però, viene fuori che stressarsi non piace a nessuno, e che la procedura rivela in fondo, come un gioiello nascosto, una frammentazione delle responsabilità molto comoda.

6) Greci, spagnoli, portoghesi, italiani. Ci siamo capiti. Qui non serve molto sforzo. Siamo come i compagni di classe all'ultimo banco. Anche se culturalmente ci teniamo alle nostre differenze, sul lavoro non ci irritiamo per la battute, i discorsi non-produttivi sul perché lavorare, le pause caffè leggermente prolungate. Anche se siamo qui per dare libero sfogo alle nostre ambizioni, ci chiediamo ancora se ne valga la pena, e una sana pausa pranzo da un'ora e mezza al ristorante è ancora importante nella nostra scala dei valori. 

Mi rendo conto che mancano ancora francesi ed europei dell'Est. Alla prossima puntata.