mercoledì 16 maggio 2012

Qui casca l'asino

In Italia, c'era da sopravvivere. Si cercava di puntare verso un lavoro consono alle proprie capacità, si sorvolava ampiamente su contratto e retribuzione, e una volta trovato qualcosa di più o meno buono ci si abbandonava alla rassicurante scrivania, sapendo che per uscire di lì ci sarebbero voluti anni, e molta fortuna.

Qui è un po' diverso. Non è che proprio se vuoi, puoi, ma quasi. Se vuoi cambiare in meno di un mese puoi farlo. Ci sono tante opzioni in questo luna-park della professione (la maggior parte sono molto più stimolanti nell'annuncio che dopo un mese di lavoro, ma comunque). Ci sono tante vie d'uscita. Anche troppe.

E paradossalmente, ci si ritrova più infelici ancora che nella situazione di avere pochissima scelta. Perché sei costretto a chiederti davvero cosa vuoi, e non puoi dare la colpa al caso o alla precarietà o a Berlusconi o al nepotismo. No, è tutta responsabilità tua. E qui casca l'asino: cosa vuoi, non lo sai.

3 commenti:

  1. il re e i suoi sudditi son nudi

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  2. tra le due l'infelicità nel non saper scegliere è molto meglio di quella che sfocia in depressione ed in molti casi porta a togliersi la vita per mancanza di lavoro come stiamo assistendo in questo periodo in Italia.
    Capisco che ognuno guarda quello che ha davanti, però andiamo cauti con le comparazioni.

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    1. @Anonimo. Hai ragione a riportare la discussione su questo livello. Il mio paragone è forse un po' forzato, portato all'estremo, certamente influenzato da un'esperienza personale relativamente fortunata, in Italia come all'estero. Da leggere insomma come una provocazione sul tema "non si è mai contenti" piuttosto che come un'analisi vera e propria della situazione attuale.

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