martedì 17 aprile 2012

L'Italia valorizza i suoi cervelli. Ma state lontani, grazie.

Non compro quasi mai i quotidiani italiani qui. Un po' perché costicchiano, e un po' perché mi annoia dover saltare le consuete dieci pagine di gossip politico per arrivare a degli Esteri ridotti all'osso, scritti dai soliti bolliti. 

Oggi, però, in un impeto di nostalgia, e complice il fatto di essermi svegliata presto, ho comprato Repubblica. Giusto in tempo per leggere questa boiata pazzesca: "Il social network dei cervelli in fuga: così lavoreranno anche per l'Italia".

In estrema sintesi, il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha lanciato un progetto secondo il quale, grazie alle meraviglie di internet, sarà possibile a questo Paese in via di putrefazione di approfittare del lavoro - a volte ottimo - che gli italiani svolgono altre strutture, in altri Paesi, con i soldi (anche) di altri contribuenti. Sarà sufficiente chiedere ai "cervelli" di mettere in Rete i loro risultati, le loro esperienze, per attingerne a piene mani investendo poco più del prezzo di una buona piattaforma software.

Una vera furbata, mascherata dietro al termine trendy di crowdsourcing. Investimento minimo, risultato massimo. Ricorda molto l'atteggiamento di chi non studia e poi copia il compito in classe. Praticamente un eroe, nel sistema scolastico italiano.

Il colmo del ridicolo lo si raggiunge nel box, dove un altro ministro commenta:  "è giusto che [i giovani] non tornino finché il Paese rimane questo". Parafrasando: continuate a sgobbare all'estero. Però i risultati e la conoscenza mandateli a casa, grazie. 

La domanda che mi sono posta per tutta la lettura dell'articolo è: ma perché mai un "cervello in fuga", di qualsiasi calibro o settore, dovrebbe avere interesse a condividere i suoi risultati con un Paese che in lui non ha investito niente, e non gli avrebbe permesso di raggiungere gli stessi risultati? Di un Paese che magari l'ha pure snobbato pesantemente? Per quale ridicolo spirito patriottico (o masochistico) dovrebbe voler aiutare l'Italia a crescere, quando l'Italia non ha saputo nemmeno incentivarlo? E tra l'altro, senza nemmeno quel minimo di ricompensa che sanno dare il cibo e i bei paesaggi?

La mia risposta è: interesse pari a zero. Italia, se i talenti non te li sai coltivare allora meriti di morire in povertà. Di affondare come la Costa Concordia. Col cavolo che usi la scorciatoia della Rete adesso.

2 commenti:

  1. Mi sembra che il tuo stato d'animo ( almeno come traspare nell'articolo ) è quello che hai quando qualcuno che ami profondamente ti rifiuta ! ( allora diventa l'amore diventa odio e rabbia!

    il negativo

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  2. Io che ci sto e ci vivo in Italia, e che purtroppo ho tanti cari amici, cervelli,gran bei cervelli all'estero, che vorrei tornassero, ma che comprendo non hanno alcuna ragione per farlo...beh, io mi INCAZZO! Questa sarebbe la grande strategia per far ripartire l'economia? Questa la carta vincente per attrarre gli italiani all'estero a rientrare? Qui stanno dando solo buone ragioni per lasciare il Paese a quei poverini che provano a restarci!!! E vogliamo parlare del bergamasco Terzi di Sant'Agata,da una vita nel corpo diplomatico, ex Ambasciatore a Washington e attuale Ministro degli Esteri, per nulla incisivo sulla questione in Siria, per non parlare di come si stia comportando per la questione Marò in India, che si permette nel 2012 di uscirsene con una trovata (la piattaforma internet) non solo datata ma anche incredibilmente stupida??? Io non lo so, come siamo messi...direi piuttosto di costituire una fondazione non-profit, a fini umanitari, per supplicare i nostri cervelli all'estero di fare volontariato in Italia e trovare una soluzione per far rialzare il Paese: d'altra parte non abbiamo nulla da offrire in cambio...pizza e mandolino, sole e mare, ormai non bastano quasi più per quei 4 turisti che verranno fintanto che il Colosseo starà in piedi, figurati per gli italiani all'estero.

    un'italiana in Italia

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