mercoledì 29 febbraio 2012

La diversificazione dell'American dream

Nel sonnacchioso dopo-pranzo, quando il rientro alla scrivania necessita di qualche misura di distrazione prima di riattaccare a lavorare, niente di meglio che indugiare sugli articoli della Harvard Business Review, che invia il suo daily alert proprio a quell'ora. Articoli scritti da guru del management, del tech e della finanza, che leggo con lo stesso entusiasmo di un oroscopo. Gli articoli di HBR, infatti, sembrano sempre calzare a pennello qualsiasi stato d'animo in cui uno si trovi in quel momento. Parlano proprio di me, ci si sorprenderà ad esclamare con una confortante sensazione di non essere soli nell'universo. 

Probabilmente è perché questi articoli, proprio come gli oroscopi, sono di una genericità tale da applicarsi a qualsiasi persona. Inoltre, a voler guardare bene, i consigli elargiti dagli espertoni di management sono esattamente gli stessi che potrebbe dare una saggia nonnina con la terza elementare. 

Come quello di oggi, Diversify your dreams. In buona sostanza, l'articolo dice che la strada maestra per l'infelicità è focalizzarsi su un sogno solo, nello specifico, su un lavoro solo, il famoso dream job. In barba ad anni di prediche oniriche sull'American dream, centinaia di polpettoni hollywoodiani in cui il protagonista dopo mille disavventure trova il lavoro della vita perché davvero lo voleva, il disincantato manager degli anni duemilaedodici consiglia: i sogni vanno diversificati, proprio come gli investimenti. 

Il consiglio, di una saggezza banale, ci lascia tuttavia un po' disorientati. La carriera come la intendevamo prima non esiste più, spiega l'autore, oggi occorre saper navigare a vista fra le opportunità, ed essere preparati a cambiare spesso, correre rischi, lanciarsi. Viste le circostanze, come dargli torto. Quello che mi preoccupa è che tutto ciò rischia di minare le fondamenta della corporate culture americana, dove amare il proprio lavoro è un must e se non ti piace il tuo lavoro sei solo un povero perdente che non ha il coraggio di seguire i propri sogni (ergo vai licenziato). Ce la farà, Corporate America, a fare i conti con la diversificazione dell'American dream?