martedì 24 gennaio 2012

Sfigati

Avrà pure sbagliato tono. Sarà pure un figlio di papà e tutto il resto delle cose che non ho nemmeno voglia di approfondire. Ma la provocazione del viceministro Michel Martone ha toccato un nervo scoperto, senza dubbio. "Chi si laurea dopo i 28 anni è uno sfigato". Apriti cielo. Immediatamente  su facebook e twitter e in ogni dove è iniziata a moltiplicarsi l'indignazione: si ma io ho dovuto lavorare per mantenermi all'università, si ma io non ho mica i genitori ricchi, sì ma io dovevo farmi anche le canne, sì ma io ho vissuto la vita vera, si ma io ma io ma io ma io...

Ma io niente. Martone (non so chi sia, ripeto, potrebbe essere la persona peggiore del mondo, ma non è questo il punto) ha ragione. Se vai all'estero fresco di laurea dopo i 28, ti ritrovi nei bassi ranghi dei junior (o peggio, dello stage) mentre i colleghi inglesi sono già all'ottavo anno di esperienza e gestiscono interi settori, mentre con nonchalance fanno un PhD nel tempo libero. Ti ritrovi i colleghi belgi che a 27 già stanno mettendo su famiglia, dopo quattro anni di risparmi e un contratto a tempo indeterminato. E nessuno te lo dice in faccia, certo, ma tutti lo pensano: sei un loser, uno sfigato.

Certo, c'è il problema del mercato del lavoro, da noi. C'è un'università diversa, e non per questo peggiore. Ci sono tutta una serie di fattori non credo genetici per cui noi ci arriviamo più tardi alla laurea. E ci sono pure tutta una serie di considerazioni filosofiche su cosa debba essere l'università e a cosa serva veramente.

Ma quello che mi ha colpito è l'italianità della polemica, che mi ricorda tanto le discussioni in consiglio di classe al liceo: guai a toccare i fancazzisti. Garantire i diritti di pigri e degli ignoranti a tutti i costi.

L'affermazione di Martone capovolge una serie di credenze ben consolidate nella mentalità italiana: lo sfigato è chi si fa il mazzo tutta la vita, si ingobbisce sui libri e alla fine diventa pure un cittadino onesto, quasi sicuramente con uno stipendio non esorbitante, ma onesto. Lo sfigato è quello che studia, che ama le scienze, che ama la cultura senza per forza annoverarsi fra gli odiosi radical-chic. Quello è lo sfigato, per l'italiano medio che con la sua massa critica costringe tanti sfigati ad emigrare. In Italia non c'è posto per gli sfigati, nel senso italiano del termine.

7 commenti:

  1. L'autocritica all'italiana, quando arriva dall'alto dei cieli (come nel caso di Martone), mi sembra sempre ipocrita, al ribasso, tragicomica come ogni vicenda che riguarda questo triste paese. La sensazione non cambia nemmeno quando condivido, in fondo, il nocciolo della questione. Ma è così che va: la maggioranza degli italiani sente il bisogno di figure che dicano le cose come stanno solo quando tutti quanti ne sono già al corrente. Se poi l'uomo-megafono di turno esprime la propria opinione con esuberanza, o peggio, con arroganza, tanto meglio. Martone, il cui curriculum è davvero sfavillante (http://tinyurl.com/7p6k6kx), nel ruolo è perfetto.

    Quanto agli 'italiani che migrano' (mega-cliché che nell'immaginario dei più accomuna persone con aspirazioni, interessi, retroterra culturali, progetti e sogni completamente differenti fra loro), io credo che davvero in minima parte facciano combaciare in toto la propria dimensione esistenziale con quella professionale. Molti cercano 'solo' un'esistenza migliore rispetto a quella possibile qui. Un posto dove stare e un'esistenza serena, a condizioni di lavoro serene, in un contesto sociale più maturo, meno volgare, più equo. Il bollino - pensato, non dichiarato - di 'loser' condannato ai bassi ranghi dei 'junior', personalmente, con uno stipendio sufficiente a mantenermi, viaggiare e guardare il futuro con moderata serenità, lo vivrei come con un'onta di certo tremenda per i colleghi belgi che a 27 anni stanno già mettendo su famiglia, ma tutto sommato tollerabile.

    Luca

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  2. Mai avrei pensato di potermi per una volta riconoscere nelle dichiarazioni della Santanchè: «Finalmente! Martone ha assolutamente ragione. D'altronde non è un reato non fare l'università. Chi scalda i banchi fino a 28 anni senza fare nient'altro è una sfigato. Per fortuna che qualcuno ha avuto il coraggio di dirlo». Pubblico il mio commento qui, perchè se invece lo posto in facebook rischio di perdere diversi amici appartenenti all'infinita categoria dei "fancazzisti vitelloni ultratrentenni parcheggiati ancora all'università a spese di babbo e mamma che tanto l'aperitivo è il vero scopo nella vita e per quello, lavorare o no, i soldi ci sono sempre e comunque" :-D

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    1. Ecco, bravi, applaudite la Santanché, un'etera parassita d'alto bordo, e Michel P3 Martone, figlio d'arte e mafia politico-finanziaria. Il meglio dell'Italia che fa la morale al resto.

      Siete fuori d'Italia? Restateci. Di gente che applaude la Santanché e P3 Martone ne abbiamo già troppa.

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  3. "i colleghi inglesi sono già all'ottavo anno di esperienza e gestiscono interi settori, mentre con nonchalance fanno un PhD nel tempo libero"...

    Per fare che? I cervelli lavati, i volenterosi carnefici, i fantocci placcati d'oro del sistema di merda finanzcapitalista nel quale ci fanno vivere perché "non c'è alternativa".

    Gestiscono settori de che? Di qualche business tutto fumo e advertising attaccato a qualche multinazionale di merda?

    Il PhD per che cosa? Per imparare meglio a nuotare nella merda, essere felici di nuotarci, fare meglio le scarpe ai colleghi e sgomitare meglio per arrivare primi a mangiare nel truogolo. Perché viva la meritocrazia.

    "...Ti ritrovi i colleghi belgi che a 27 già stanno mettendo su famiglia, dopo quattro anni di risparmi e un contratto a tempo indeterminato...". Tenera vita Biedermeier. Altra ben disciplinata carne da cannone per i quadri del Brave New World.

    L'unico problema di Baffone è che dovrebbe arrivare, ma non arriva mai. Ci sarebbe da divertirsi se arrivasse davvero.

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    1. @Anonimo 2: forse ti sei perso il pezzo sulle ulteriori considerazioni filosofiche che si possono fare.segui il link dentro all'articolo e vedrai che troverai piu' o meno i tuoi stessi concetti, solo espressi con un po' meno rabbia e turpiloquio...

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  4. Altri spunti: http://precariementi.wordpress.com/2012/01/25/meritocrazia-portami-via/

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  5. si parla sempre di "diritto" allo studio .
    mai di "dovere".

    _isa

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