mercoledì 19 ottobre 2011

Intimismo rivoluzionario

In questi giorni mi guardo intorno con occhi diversi. Dopo la manifestazione di sabato è come se si fosse aperto un varco, una finestra, in cui il cambiamento mi sembra possibile. Quei momenti effervescenti, in cui la realtà quotidiana subisce una scossa, e sembra ci sia possibilità di rimescolare le carte. Con cautela, mi sembra possibile far uscire un po' di energia repressa, dare spazio a qualche pensiero scomodo, riaccendere un po' di speranza.

Guardo gli update del movimento su Facebook, leggo di chi è accampato a Londra, a New York, leggo delle manifestazioni in tutto il mondo, e vorrei toccare con mano di nuovo quella sensazione. Mi chiedo quanto sia reale e quanto sia virtuale, mi chiedo (un po' ansiosamente) se durerà, se avrà degli sbocchi. Cerco di paragonarla a situazioni passate, in qualche modo simili, che però non hanno cambiato granché.

E poi guardo gli altri, i miei coetanei, i miei colleghi. La stragrande maggioranza non se n'è nemmeno accorta, e continua con invidiabile serenità a coltivare il proprio orticello. Molti ironizzano e mi guardano con fare paternalistico, come ad una figlia adolescente a cui "passerà". Alcuni si scocciano se tento di comunicare il mio entusiasmo, e passano ai soliti argomenti quotidiani, l'aperitivo, il maglioncino da comprare, gli argomenti che normalmente interessano anche a me.

Certo, le "agende" di ognuno non sono sincronizzate. Forse c'è un motivo, una serie di fatti casuali, che hanno portato me ad interessarmi così tanto al movimento e il mio vicino di casa no. Forse che era una bella giornata, e avevo passato una settimana stressante. Forse è la fase della vita in cui mi trovo, a soffiare sulle braci dei miei sogni per non farli spegnere. Forse ho paura, venendo da una generazione cresciuta a pancia piena, che le cose si mettano veramente male. O forse sono solo personalissime frustrazioni a cui voglio dare un respiro planetario per renderle più legittime, per dare un tocco epico alla mia vita. Per sentirmi meno sola.

Già, in questa mia nuova passione per i movimenti di indignazione mi sento abbastanza sola. In termini reali, più che virtuali.