giovedì 12 maggio 2011

Gioventù bruciata

Nella mia attuale ricerca sulle ultime sofisticazioni del lobbying, mi sono imbattuta in un volantino di uno dei big mondiali delle PR, che spiegava in sostanza come taroccare un referendum popolare. In pratica, mentre le organizzazioni non governative, le associazioni e magari i partiti cercano di racimolare le firme dei cittadini su una questione, che potrebbe essere la salvaguardia dell'ambiente, basta pagare un'agenzia che con qualche milioncino e meno tempo ti ha già raccolto ancora più firme.

Interessante, ma non è questo l'oggetto della mia riflessione. E' che in fondo al volantino c'era il contatto di una tipa. Sono andata a cercare il suo CV, che corrispondeva al profilo standard: sulla trentina, studi in antropologia, in comunicazione, in scienze politiche. Chissà se all'università si immaginava che avrebbe messo il suo cervello a disposizione di una multinazionale per far approvare leggi che fanno male ai comuni mortali e fanno bene solo agli azionisti della società. Certo, adesso porta il tailleur e ha un Blackberry, ha anche uno stipendio decente (senza esagerare). E poi lavora negli "Affari europei".

Ma si chiederà mai cosa sta facendo? Forse se lo chiede ma preferisce non rispondersi. Forse minimizza, dicendosi che in fondo è solo una rotellina dell'ingranaggio. Forse ha mal di stomaco tutti i giorni. O forse sta benissimo in una beata superficialità. Qualche tempo fa un simpatico commentatore di New Europe ha pubblicato una riflessione proprio su questo tema, chiedendosi:

"I can’t help wondering why they went into lobbying? Sure the NGOs are attracting the idealistic, but the rest... why do they do it? What draws them to a career as a lobbyist?"

Domanda interessante, risposte multiple. E personali. Ma conoscendo ormai l'euro-giovane-professionista medio, la domanda non si pone nemmeno. Le parole chiave della riposta sono: soldi, affitto, mutuo, non-voglio-lavorare-in-un-call-center-di-provincia-dopo-tutti-questi-studi-internazionali.

So che la mia conclusione potrebbe apparire molto radical-chic, ma a volte mi permetto il lusso di riflettere ed esprimere la mia opinione (un lusso che costa molto caro). Quindi mi chiedo:

A che serve un'educazione al pensiero critico, se poi nella vita tutto ciò che conta è uniformarsi e rassegnarsi a diventare un numero, al servizio dei potenti, a lavorare per valori in cui non crediamo?
Serve a stare male e basta. Quindi non educateci più per favore. Basta con questi fini accademici, questa cultura classica, queste divagazioni della mente. Fate in modo che cresciamo con lo stampino, ci renderete la vita più serena.